«THE FAMILIAR STRANGER - Udde» la recensione di Rockol

Udde: leggi qui la recensione di "The familiar stranger"

Polistrumentista nato a Sassari, Udde si forma nella scena metal e wave come chitarrista dei Soyland Green. Solista dal 2012, anni di pubblicazione del suo primo EP intitolato “Fog”, torna a cinque anni di distanza con il suo primo LP.

Recensione del 11 apr 2017 a cura di Marco Jeannin

La recensione

New  wave e (electro)pop di quello raffinato, impreziosito da una succulenta marezzatura dark. Con Bowie a fare capolino, almeno tanto quanto i Depeche Mode, gli Hurts e via discorrendo. Questo è “The familiar stranger”, album d’esordio di Udde, musicista polistrumentista nato a Sassari con alle spalle dieci anni di militanza nei Soyland Green, band manco a dirlo prog wave. Dopo il primo ep come solista datato 2012, Udde si mette al lavoro sul full lenght. Tra il 2013 e il 2015 registra i pezzi ma a questo punto qualcosa s’inceppa. I pezzi non lo convincono fino in fondo e Udde prende la decisione più drastica possibile: butta tutto e ricomincia da capo. Possiamo eleggere questo a preciso momento del concepimento di “The familiar stranger”, un passaggio creativamente fondamentale, emotivamente impenativo e artisticamente coraggioso.

Nei successivi due anni nascono gli undici pezzi che oggi troviamo in scaletta, il piccolo compendo new wave ed electro pop di cui sopra, di cui Udde è effettivamente il responsabile unico. E non lo dico tanto dire: i pezzi sono stati interamente composti, registrati e mixati da Udde in solitaria, una condizione che descrive perfettamente il tipo di disco che stiamo raccontando. Un lavoro scuro e molto curato in cui l’autore non punta tanto a raccontare qualcosa di specifico o particolarmente scioccante, mi riferisco a test ivolutamente in linea con una certa tradizione pop, quanto più a creare un’atmosfera. Tendenza che ultimamente sta prendendo piede in musica tanto quanto nelle arti visive. Pensiamo, ad esempio, ai cortometraggi indipendenti che si trovano su Vimeo,nella celebre sezione Staff Picks. Il trend è questo: il racconto non è più qualcosa di puramente narrativo in senso tradizionale; quello che si punta a fare e ricreare appunto uno stato d’animo attraverso le immagini, un qualcosa che già di per sé funziona come racconto, veicolato da scene forti, da una fotografia precisa e d’impatto e personaggi che inseriti in un determinato ambiente diventano già sufficientemente significativi senza alcuna aggiunta. I pezzi di Udde sono in pratica la stessa cosa, ma dal punto di vista musicale. Episodi come “Neighbour”, “Facelift” e i singoli “One heaven” e “Same old song” vanno presi e assaporati tutti in un colpo, guardati nella loro completezza. Ecco quindi che la forma diventa essa stessa sostanza; il contenitore è già parte essenziale del contenuto. Un approccio molto interessante che fa di “The familiar stranger” un disco sena dubbio sopra la media, coraggioso per come è nato ma soprattutto bello da ascoltare.


Un disco pop, forse un po' spatinato, ma il pop dà la possibilità di fare più o meno quello che si vuole, perché comunque rimane becero pop. “The Familiar Stranger” è “voyeurismo” puro, senza giudizi, critiche, approvazioni, condanne e assoluzioni (sempre che il sarcasmo non sia di per sé un giudizio).

TRACKLIST

01. Same Old Song (04:43)
02. One Heaven (04:02)
03. Facelift (02:51)
04. Tough Girls (03:55)
05. Wait (03:22)
06. Gloomy Friday (04:33)
07. Our Boundaries (04:57)
08. Summertown (And the Living Deseases) (03:09)
09. Neighbour (03:24)
10. The Bridge Carousel (04:49)
11. Supermarket (04:22)
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