«LAYERS - Kungs» la recensione di Rockol

Kungs, il dj francese che mischia la musica suonata con la dance: la recensione di 'Layers'

L'album di debutto del dj francese salito alla ribalta a livello internazionale grazie alla hit "This girl" ha due anime: una più dance, l'altra più suonata. E il modo con cui Kungs riesce a bilanciare il tutto è davvero curioso.

Recensione del 05 gen 2017 a cura di Redazione

La recensione


La storia del disco:
"Strati": si traduce così, in italiano, il titolo dell'album di debutto di Kungs, dj francese classe 1996 che negli ultimi mesi ha riscosso ottimi successi internazionali grazie a "This girl", hit che ha conquistato le prime posizioni della classifica nel Regno Unito, in Francia, Germania, Belgio e Portogallo. Nel nostro Paese, il brano è stato uno dei tormentoni dell'estate 2016, vincendo anche il Coca-Cola Summer Festival. Si tratta essenzialmente di una canzoncina che mischia sonorità tropical house ad altrepiù dance e ballabili e che, a livello di produzione, strizza l'occhio alle hit confezionate dal duo Diplo-Skrillez per Justin Bieber, ma che - sotto i vari strati, ecco - nasconde anche un'anima più suonata.



Come suona e cosa c’è dentro:
Sì, perché anche se la passione di Valentin Brunel - questo il vero nome del dj - per la console è grande e forte, il ragazzo è cresciuto ascoltando anche musica suonata: tra le sue influenze musicali Kungs ha messo gli Who e i Kooks. E i primi remix che ha realizzato sono stati quelli di pezzi come "Jammin'" di Bob Marley e "Clocks" dei Coldplay. "Layers" è proprio come "This girl": i 12 pezzi contenuti all'interno del disco sono tutti caratterizzati da sonorità deep house e tropical house, ma si prestano ad essere suonate anche in acustico, al pianoforte o alla chitarra. Sono pezzi dalle melodie forti e dall'anima acustica: "Don't you know" (con la voce di Jamie N Commons) sembra quasi un blues sporcato dalle sonorità incalzanti e un po' tamarre della musica house, "You remain" parte con la voce del vocalist accompagnata dalla chitarra elettrica e se nel ritornello non entrassero quelle trombette tropical la si potrebbe definire a tutti gli effetti una canzone vicina al cantautorato britannico dei giorni nostri.

Perché ascoltarlo (o perché girare alla larga):
"Layers" ha due anime, quella più elettronica e quella più acustica, e proprio questa è la forza del disco: ha due platee diverse - ma del tutto distanti - da un lato quella delle discoteche, dall'altro quella dei club dalle atmosfere più calde. E il modo in cui queste due parti riescono a convivere è davvero curioso.

TRACKLIST

01. Melody (04:02)
03. Don't You Know (03:04)
04. You Remain (03:43)
05. Freedom (02:54)
06. When You're Gone (03:35)
07. Wild Church (03:54)
08. Bangalore Streets (03:10)
09. Tripping Off (02:56)
10. I Feel So Bad (03:26)
11. Crazy Enough (03:52)
12. Trust (03:25)
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