«DISSOCIATION - Dillinger Escape Plan» la recensione di Rockol

Dillinger Escape Plan - DISSOCIATION - la recensione

Recensione del 29 ott 2016

La recensione

di Matteo Galdi

I The Dillinger Escape Plan sin dagli esordi negli anni '90 sono sinonimo di originalità ed innovatività. Sono annoverati come una delle realtà più particolari ed interessanti della musica rock, energica ed adrenalinica. Gli statunitensi, capitanati da Ben Weinman alle chitarre e Greg Puciato (l’allora emergente cantante) irrompe nel nuovo secolo come un fenomeno a sé stante, non classificabile all’interno di alcun genere musicale: le sonorità delle quali sono portavoce potrebbero essere inserite in una qualche corrente musicale estrema, accostabile istintivamente per certi aspetti al metal, non ottenendo però il riscontro mediatico che meriterebbero dai fruitori del genere.

Accade che, per esempio, sono costretti a ritirarsi dal Gigantour (tour di concerti organizzato da Dave Mustaine, leader della thrash metal band americana Megadeth) per ripetuti ed accesi diverbi con il pubblico che non li apprezza ed anzi ne contesta l’esibizione. vengono considerati "fuori luogo" per un evento simile, dove accompagnano come gruppo di supporto band del calibro di Dream Theater e Megadeth - per ripetuti .

Spesso, in oltre vent’anni di carriera non viene colta la loro proposta fatta da continui cambi di tempo, tempi dispari, stacchi free jazz, distorsioni noise ed industrial su una base grindcore e tanta, tantissima violenza. La rabbia che i The Dillinger Escape Plan portano dentro viene esternata durante le loro performance dal vivo e - come quanto accaduto al Furnace Fest nel 2009 - vengono intenzionalmente incendiati amplificatori e batteria mentre la band è ancora intenta a suonare. Può a volte capitare che sul finire dello spettacolo giunga verso il pubblico qualche scheggia di chitarra o basso, brutalmente disintegrati nel corso degli stessi. Azioni esagerate atte a dare spettacolo, indubbiamente, ma quanto mai spontanee e genuine.

“Dissociation” sarà il loro sesto ed ultimo album, è ufficiale: la band andrà in tour e con esso dirà addio al mondo della musica.

Difficile giudicare un simile lavoro, ora. Certo è che i deliri personali sono rimasti gli stessi dei precedenti album, non si nota alcun calo in fase compositiva, come negli album precedenti. Così in “Surrogate” vengono messi in bella mostra un breakdown estenuanti – uno dei punti forza della band è proprio i dare vita a cambi di tempo che spezzano il ritmo del brano, dal vivo devastanti - e richiama nelle parti vocali il cantato malato di Trent Raznor (da sempre il cantante dei Nine Inch Nails è fonte di ispirazione per Greg).

D’atmosfera l’intermezzo strumentale “Fugue”, elettronico sperimentale e dalle tinte industrial a cui segue una delle tracce più disturbanti dell’album, “Low feels blvd”, in cui dominano intricati riff di chitarre che supportano acidissime linee vocali in scream. “Dissociation”, traccia conclusiva, è un vero e proprio testamento: una semi ballad emozionante, gli archi in delay riecheggiano, la cassa distorta è grave nel suono e gela il sangue mentre risuona macabra la frase “Finding a way to die alone”, sempre più in risalto sul finire di questo ultimo brano.

Una band che si conferma dissociata nei confronti di tutto e di tutti, che già nel primo demo mai pubblicato mette in chiaro di non essere particolarmente dipendente dal giudizio della critica e di non voler scendere a compromessi con nessuno in quanto a libertà di espressione. “We’re not trying to impress you” era il titolo di un brano del primo EP, l’obiettivo della band era semplicemente poter dire esattamente ciò che aveva in mente, non per fama né per soldi. Dar vita ad uno “Speakers’ corner” personale e riuscire a raggiungere tutti.

Al momento opportuno – una volta trascritto in musica il proprio messaggio - i The Dillinger Escape Plan si fanno elegantemente da parte, congedandosi con un inchino ed un sorriso beffardo.

TRACKLIST

01. Limerent Death (04:06)
02. Symptom of Terminal Illness (04:03)
03. Wanting Not so Much to as To (05:23)
04. Fugue (03:49)
05. Low Feels Blvd (04:04)
06. Surrogate (05:04)
07. Honeysuckle (04:22)
08. Manufacturing Discontent (04:23)
09. Apologies Not Included (03:23)
10. Nothing to Forget (05:15)
11. Dissociation (06:14)
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