Recensioni / 28 ott 2016

Eugenio Finardi - 40 ANNI DI MUSICA RIBELLE 1976-2016 - la recensione

Voto Rockol: 4.0 / 5
40 ANNI DI MUSICA RIBELLE 1976-2016
Universal (5 x CD)

Di Claudio Todesco

Mica li fanno solo gli inglesi o gli americani i cofanetti meraviglia. Chiedete a Eugenio Finardi del box set “40 anni di Musica Ribelle 1976-2016” che raccoglie i suoi primi cinque album, su CD e vinile. Vi spiegherà che ha curato personalmente la rimasterizzazione scoprendo particolari che all’epoca non erano udibili. Che le copertine sono state ricreate con spirito filologico. Che la cura s’è estesa alla scelta dei colori, e peccato per quella sfumatura di rosa lievemente più accesa. Vi dirà che persino le etichette dei vinili sono quelle leggendarie col marchio Cramps, nonostante il box set sia prodotto da Universal. E ha ragione. Aprire, sfogliare, ascoltare questi cinque album non significa solo immergersi in un’epoca pionieristica per il rock italiano. Significa anche toccare con mano l’amore per la musica, la sua cultura, i suoi riti.

Come in un film d’avventura con vecchi hippie al posto di archeologi scapigliati, la storia comincia con un ritrovamento inaspettato. Ce lo ha raccontato il cantautore milanese: la scoperta negli archivi Cramps dei nastri con le incisioni multitraccia degli album “Sugo” e “Blitz” gli ha fatto venir voglia di celebrare un periodo per lui miracoloso. E quindi, agganciandosi al quarantennale della sua canzone-manifesto di quegli anni creativi e tumultuosi, “Musica ribelle”, ha riunito in un cofanetto l’album d’esordio “Non gettate alcun oggetto dai finestrini” (1975) e poi “Sugo” (1976), “Diesel” (1977), “Blitz” (1978), “Roccando rollando” (1979), quelli che l’hanno accompagnato dalla giovinezza anagrafica e artistica alla maturità. Un pezzo di storia che si apre all’epoca dei festival pop, delle contestazioni, del privato-che-è-politico e si chiude sulla soglia degli anni ’80. In più, nella versione su CD, un DVD contenente i multitraccia di “Extraterrestre”, “Musica ribelle” e “Voglio”, per divertirsi a riascoltare, manipolare, mixare quelle performance.

Finardi è uno che all’esordio prende un canto delle mondine, “Saluteremo il signor padrone”, e ci mette sopra un riff alla Lou Reed, modello “Sweet Jane”. È il 1975, non è roba da tutti. In quel primo album ci sono già il carattere, le pulsioni, il talento del cantautore, la cornice concettuale fornita dalla Cramps di Gianni Sassi e pure musicisti di gran talento, da Lucio Fabbri a Walter Calloni. C’è un filo d’ingenuità – voglio vedere voi, a 23 anni – e non ci sono ancora segni di grandezza. Tutte le tessere vanno al loro posto nell’album successivo, “Sugo”, quello di “Musica ribelle” e di “La radio”, il migliore fra i cinque qui inclusi. Ha tutto: è ben scritto e cantato, è suonato dal who’s who della scena rock dell’epoca, contiene pezzi di fulminante sintesi. Magari scritti al volo, come “La C.I.A.” che è una reazione a chi ha in odio Finardi perché mezzo americano, ma dotati d’una forza espressiva dirompente.

È il 1976, si fa il rock italiano. I cantautori sparano le cartucce migliori, i gruppi prog partono all’assalto del mondo (ma per davvero, mica con concerti per italo-americani), i giovani chiedono “Tutto subito”, come recita la canzone che apre l’album successivo, “Diesel”. Cast simile a quello di “Sugo”, altro centro sebbene non ci sia una “Musica ribelle”. C’è però “Scimmia”, pezzo per certi versi spaventoso che affronta la dipendenza da eroina con il lucido candore di un Lou Reed. E c’è “Si può vivere anche a Milano”, perché questi dischi nascono da quell’humus (contro)culturale. Poi qualcosa s’incrina. Non nella musica: che cambia, sì, perché cambiano i musicisti e diventa ancora più eclettica. Sono i testi a farsi riflessivi. In “Cuba”, da “Blitz”, Finardi canta che “sempre più spesso ci si trova a dubitare se in questi anni non abbiamo fatto altro che sognare / È che viviamo un momento di riflusso e ci sembra ci stia cadendo il mondo addosso”. In “Roccando rollando”, quando ormai il divorzio dalla Cramps è ufficiale e cambia anche la grafica di copertina, c’è “Zerbo”, con l’immagine emblematica dei ragazzi che prendono a calci i polli al Festival del Proletariato Giovanile del Parco Lambro. È la fine di un’epoca e anche la musica di Finardi perde la spudoratezza dei dischi migliori. Inventa meno slogan fulminanti, si fa più riflessivo.

Il libro contenuto nel cofanetto presenta belle fotografie – alcune provenienti dallo stesso baule contenente i multitraccia – e testimonianze. Walter Calloni si dice convinto che a fare la differenza “furono la determinazione che c’era in noi e l’onestà intellettuale di quel periodo miste a un po’ di ingenuità”, Manuel Agnelli descrive Finardi come uno che “parla ai suoi simili senza paura e calcoli, per necessità, la necessità più nobile, quella di dover raccontare prima di tutto e più di tutto quello che vivi”. Cristiano De Andrè ricorda di quando Finardi lo chiama Fabrizietto, Lucio Fabbri mette in fila le influenze di “Sugo”: Marley e i Beatles (“La C.I.A.”), Crosby, Stills & Nash (“La radio”), Rolling Stones (“Soldi”), Weather Report (“Quasar”), Joni Mitchell (“Sulla strada”), Paul Simon e James Taylor (“Oggi ho imparato a volare”), gli Area (“La paura del domani”).

E poi, Franco Battiato ricorda di avere suonato il VCS3 sul primo album, Gianna Nannini ricorda di quando Finardi le disse “tu devi fare rock, non te la puoi menare con queste canzoni consolatorie da cantautrice”. Se il compositore e direttore d’orchestra Carlo Boccadoro loda la capacità di disegnare “un quadro completo di tutte le ansie, speranze, contraddizioni, gioie della sua generazione”, Carlo Massarini rivela d’essere stato l’involontario ispiratore di “Extraterrestre”. A sentirli oggi, si direbbe che colleghi e amici di Eugenio Finardi lo considerassero all’epoca una sorta di fratello maggiore. Lui si sentiva piuttosto un testimone. In “40 anni di Musica Ribelle” non tutto è perfetto, ispirato, memorabile. E certe canzoni mostrano la loro età. Ma avercene di musica così e di cantautori come Finardi: pochi altri hanno distillato in modo tanto efficace lo spirito di un’epoca.

TRACKLIST

CD 1
01. Non gettate alcun oggetto dai finestrini

CD 2
01. Sugo

CD 3
01. Diesel

CD 4
01. Blitz

CD 5
01. Roccando rollando