«MARASSI - Ex-Otago» la recensione di Rockol

Ex-Otago - MARASSI - la recensione

Recensione del 28 ott 2016

La recensione

di Marco Jeannin

Ridendo e scherzando sono passati quasi quindici anni da “The chestnuts time”. Quindici anni e oggi abbiamo tra le mani “Marassi”, quinto disco di casa Ex-Otago. E per casa intendo Genova, anzi… proprio Marassi, quartiere del capoluogo ligure noto ai più per l’omonimo stadio dove Genoa e Sampdoria si danno battaglia più spesso che volentieri (l’ultima risale alla settimana scorsa), dove la band è nata e cresciuta e tutt’ora vive. Dettaglio non da poco se consideriamo “Marassi” come il classico disco della sicurezza, per non dire maturità. Maturità perché ormai gli Ex-Otago sono una realtà più che consolidata nel panorama musicale italiano, una realtà dai tratti sempre meno indie ma che non ha mai tradito la propria essenza, prendendo piuttosto coscienza della propria evoluzione. A questo proposito è interessante notare come “Marassi”, dieci pezzi prodotti e arrangiati dalla band e dalle mani d’oro di Matteo Cantaluppi, sia un disco fortemente contemporaneo e piuttosto piacione in termini di suono, cosa che solitamente potrebbe indispormi ma che questa volta mi ha trovato felicemente appagato. Perché gli “Ex-Otago” a questo giro hanno preferito dedicarsi a saper fare bene quello che sanno fare bene, senza troppe pretese di tipo stilistico e questa cosa si percepisce chiara. Ecco quindi spiegato il synth pop che tanto va di moda in questi ultimi anni (basti pensare ai Thegiornalisti che pure sono usciti da poco con un disco che ha parecchio in comune con “Marassi”). Ecco quindi spiegato il titolo e, più in generale, il contenuto del disco: restando in tema “faccio bene quello che so fare bene”, gli Ex-Otago hanno deciso di raccontare qualcosa che fa parte della loro vita da sempre. Genova. Marassi. E cito: “Volevamo raccontare il presente e non c'è niente di più presente di Marassi. Marassi è la Genova post moderna, rimasta fuori dalla canzoni di De Andrè, il posto più vicino a quello che si può definire casa. Un quartiere che ben rappresenta i giorni nostri, un quartiere di supermercati e palazzi, di pini domestici e platani, di palestre di boxe e di zumba, di relazioni sull'autobus, di vita. Lo stadio e il carcere, indiscussi grandi monumenti. Gli anziani guardano i cantieri, i giovani fanno le impennate con lo scooter”.

Sfiammate dunque le infatuazioni esotiche di “in capo al mondo”, la band ha sfornato dieci pezzi di puro cantautorato pop contemporaneo, di cui almeno tre da iscrivere al registro dei singoli. Mi riferisco all’ottima doppietta d’apertura “I giovani d’oggi” e “Cinghiali incazzati”, e al pezzo di chiusura, “Ci vuole molto coraggio”, tutti esempi del nuovo stato di consapevolezza raggiunto da una band che oggi può prendersi il tempo per fare il punto della situazione e raccontare (bene) come si sente a stare al mondo, senza lesinare qualche bella frecciatina dove ci sta. In questo senso “Ci vuole molto coraggio” è forse il pezzo più rappresentativo del disco, quello che mi sento di mettere sopra tutti gli altri per quanto io abbia apprezzato anche “La nostra pelle” e “Stai tranquillo”, brani intrisi della stessa malinconia del mare d’inverno.

“Marassi” l'ho ascoltato parecchhio e mi è piaciuto. Cresce col tempo. Penso sia un disco sincero, impreziosito da buoni testi, musicalmente pulito solido e arrangiato ottimamente. Tendenzialmente mi schiero sempre dalla parte di chi innova, di chi sperimenta e cerca di cambiare. A questo giro invece ho apprezzato davvero la scelta della band di andare sul sicuro perché a giovarne, alla fine, sono stati i pezzi. Quando il pop fa il pop per bene, non gli si può dire nulla. E “Marassi” è un ottimo disco pop. Ridendo e scherzando sono passati quasi quindici anni da “The chestnuts time”…

TRACKLIST

01. I Giovani D'Oggi (03:54)
03. La Nostra Pelle (03:36)
04. Stai Tranquillo (03:31)
05. Mare (03:29)
06. Quando Sono Con Te (03:59)
09. Non Molto Lontano (03:33)
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