«CARATTERI MOBILI - Carlo Martinelli» la recensione di Rockol

Carlo Martinelli - CARATTERI MOBILI - la recensione

Recensione del 14 set 2016 a cura di Marco Jeannin

La recensione

“Sono prevalentemente canzoni d’amore, un po’ per caso e un po’ per necessità. Amore che finisce nell’odio, nell’incomunicabilità e nella solitudine; ma grazie ai “Caratteri mobili” si può sempre cambiare l’ordine delle lettere e trovare un nuovo senso”.

Carlo Martinelli lo conosciamo per la sua militanza nei Luminal, band con la quale pubblica la bellezza quattro dischi prima di mettersi in proprio, nel 2015, e uscire direttamente in streaming con un album per sola chitarra e voce, intitolato “Miracoli e maledizioni”. Il disco è buono e la storia prosegue: Carlo entra in studio e questa volta decide di farsi supportare in sede di registrazione da Cristiano De Fabritiis (batteria), Milo Scaglioni (basso), Filippo Bianchini (sax), Sasà Vaccaro (trombone), e Jenny Burnazzi (ex Comaneci, attuale violoncellista dei Rigolò) per dare una forma effettiva ad una serie di pezzi scritti nel corso degli ultimi dieci anni, ma mai pubblicati. “Caratteri mobili” rientra dunque nel novero di quei dischi che, nella carriera di un artista, fungono sia da punto di arrivo che di partenza; una sorta di esame di coscienza in grado di mettere in prospettiva il passato di un musicista con dei trascorsi non trascurabili e tracciare una strada inedita per il futuro.

Per farlo, Martinelli si affida però ad un altro passato, caratterizzato nello specifico dall’ascolto di Battisti, Tenco, Ciampi e, più recentemente, Afterhours, tutte reference che ritornano più o meno prepotentemente nei cinque pezzi in scaletta, in modo particolare nell’interpretazione di Martinelli stesso. L’istinto cantautorale va quindi a mischiarsi con un sound più roccheggiante, generando così pezzi che sanno colpire sia dal punto di vista narrativo/contenutistico, che della composizione. L’essere stato sviluppato e rimaneggiato nel corso degli anni, contrariamente a quello che si potrebbe pensare, dona poi una certa freschezza a questo “Caratteri mobili”, un EP che ci restituisce un autore già maturo ma comunque in piena fase di evoluzione. Bene dunque l’opening “Un banale fatto di cronaca” e la cadenzata “Nella bocca del leone”, così quanto “Cos’era che volevo dire?” e l’ottima “Andiamocene a Taiwan”, pezzo più compassato in cui Martinelli riesce a definire una bellissima atmosfera dolce, ironica e malinconica con pochi tocchi: arrangiamenti affascinanti guidati dalla giusta dose di fiati che arrivano quasi a diventare una seconda e terza voce. La chiusura affidata a “1984” riporta a galla il lato più sperimentale e “post” di Martinelli: i cinque minuti e mezzo abbondanti di distorsioni sghembe in cui rock, noise, folk e free jazz sono un ottimo esempio di quello che potrebbe essere, e mi auguro sia, quel futuro inedito nato nel passato a cui mi riferivo poco fa.

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