«RESPIRA - Cara» la recensione di Rockol

Cara - RESPIRA - la recensione

Recensione del 08 lug 2016 a cura di Marco Jeannin

La recensione

Del dark pop di Cara, al secolo Daniela Resconi, mi ha colpito l’eleganza del tratteggio, la capacità di fondere melodie molto nette ad atmosfere agrodolci che fanno della rarefazione il loro punto di forza. Daniela Resconi è questo tipo di cantautrice. Cresciuta con in testa gli anni Novanta e il mondo alternativo, guidata dalla necessità, anzi, meglio, dall’urgenza di comunicare una parte di sé stessa, possibilmente quella più fragile. Perché, da che mondo è mondo, si sa che non c’è miglior modo per esorcizzare la paura se non quello di portarla alla luce del sole. Fare di una debolezza un punto forza. Un’intenzionalità che si percepisce forte negli undici pezzi che quest’album d’esordio ci porta in dote: “Respira” gioca contenutisticamente la carta autobiografica per aiutarci ad entrare in contatto e definire il mondo di Cara. Ci introduce in un mondo fatto di riflessi, di ricordi, di un’apparente semplicità che solo all’occhio distratto diventa limite. E quel tocco vagamente psichedelico già percepibile nell’opening “Non guardarmi” rende il tutto più stranamente colorato perché comunque intriso di una certa malinconia fondamentale.

 

Dal lato pratico la produzione di Pierluigi Ballarin (ex the R’s) si fa apprezzare proprio perché mette bene in risalto tutto questo, l’essenza del suono di Cara basato sulla sacra quaterna voce, basso, chitarra e batteria, con inserti di tastiera chiamati a dare la giusta amalgama al tutto. C’è tanta Inghilterra, tanto degli anni Sessanta in questo “Respira”. Ci sono pezzi come “Natura violenta” o la ballad compassata dal sapore deliziosamente vintage “Resa”, episodio tra i più interessanti del disco in cui Daniela sfodera una performance di grande livello per intensità e, come detto fin dal principio, eleganza. Ci sono passaggi più scuri e acidi, “Non parlarmi di te” e la cavalcata singhiozzata “Devi fare come noi” (ottima). “Regina” è un po’ una seconda “Resa”, leggermente meno affascinante ma comunque di grande impatto, così come il pezzo chiamato a chiudere il tutto, “Ti fai male solo tu”, catarsi necessaria prima della parola fine.

 

Ed è in perfetto stile, con una dissolvenza in nero, che Cara chiude il disco. A questo punto non mi resta che certificare la bontà del progetto e ascoltare nuovamente tutto da capo, augurandomi che non passi troppo tempo prima di sentire qualcosa di nuovo firmato da Daniela. Che, a dirla tutta, con me sfonderà una porta aperta.

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