«DELIRIUM - Lacuna Coil» la recensione di Rockol

Lacuna Coil - DELIRIUM - la recensione

Recensione del 27 mag 2016 a cura di Andrea Valentini

La recensione

La paranoia, la malattia mentale, le atmosfere soffocanti del manicomio, ma anche il delirio di tutti i giorni: queste sono le tematiche da cui nasce l’ottavo album dei Lacuna Coil e il titolo lo suggerisce ampiamente. E per evocare queste visioni, la band ha imposto una nuova direzione al proprio sound gothic metal, che si è effettivamente fatto più violento (come del resto promesso più volte in sede di intervista negli scorsi mesi); lo testimonia subito, in apertura, il brano “The house of shame”, che rovescia sull’ascoltatore una cascata di goth con piglio a tratti death, con tratti groove metal e gioca sulla radicale contrapposizione delle parti vocali di Andrea Ferro (urlatissime, con frazioni growl) e quelle di Cristina Scabbia, più melodiche ed eteree.

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La melodia, che ha sempre contraddistinto la proposta dei Lacuna Coil è ancora presente, ma non è di sicuro il punto chiave di quest’album, che si libra con potenza proprio grazie alla dicotomia fortissima fra le parti melodiche e quelle furiose, livide portate in evidenza e investite di un ruolo primario; per cui le influenze più propriamente legate a forme di metal estremo (dal nu-metal al death, passando per il thrash, il metalcore e lo speed) la fanno da padrone.
Chi pensava che “Delirium” sarebbe stato un disco per certi versi “facile”, forse prevedibile, si trova di fronte a una bella sorpresa: questo è probabilmente il lavoro più dark e heavy mai pubblicato dalla band, che ha trovato modo di ravvivare una formula vincente, che rischiava di divenire ripetitiva.
Il risultato è una nuova spinta, una sorta di terzo corso per la band – che dopo la fase iniziale, più “europea”, aveva già fatto registrare una certa americanizzazione in salsa nu-metal, dopo l’uscita di “Comalies” (2004); ora la band milanese ricalibra il tiro, spingendo sul fattore heavyness, su un approccio più variegato negli arrangiamenti e sfruttando appieno la tipica iniezione di idee che deriva dai cambiamenti di formazione. Ricordiamo, infatti, che in questo album suonano il nuovo batterista Ryan Blake Folden e il chitarrista Diego Cavallotti (che sono giunti a rimpiazzare rispettivamente Cris Migliore e Cristiano Mozzati).
I fan di vecchia data non abbiano timore ad approcciare “Delirium”: la band non ha stravolto la propria personalità unica, semplicemente ha esplorato maniere nuove, più sfaccettate e potenti per farla emergere e per comunicare con gli ascoltatori. Il risultato è una raccolta di 11 brani coesi, compatti, potenti e melodici: una sorta di stato dell’arte del gothic metal (anche se, alla luce della nuova vena più violenta, alcuni fan – online – hanno iniziato a utilizzare l’etichetta gothcore per parlare del disco. E che male c’è? Se questo è gothcore, ne vogliamo ancora).
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