Recensioni / 30 mar 2016

Bob Mould - PATCH THE SKY - la recensione

Voto Rockol: 4.0 / 5
Recensione di Gianni Sibilla
PATCH THE SKY
Merge Records (CD)
“Ti ascoltavo quando avevi qualcosa da dire”, cantava esattamente 20 anni fa Bob Mould in “I hate alternative rock”. Se la scrivesse oggi probabilmente si intitolerebbe “I hate indie rock”: cambiano le mode e nomi, ma non cambiano i meccanismi: le parole sarebbero le stesse di quella contenuta in “Bob Mould”, anno 1996: “Ci sono altre icone che volano alto, ora/ mentre cerchi di attaccarti al passato/ma sai che non durerà”.
Bob Mould continua ad essere uno che odia gli stereotipi, odia essere incasellato in definizioni come "alternativo", "indie", etc. Ha cose da dire e, suo malgrado, è un’icona dell’indie-rock; magari non vola alto come ai tempi degli Husker Du o degli Sugar. Ma il suo suono e le sue canzoni continuano ad influenzare generazioni di rocker.

“Patch the sky” è il suo dodicesimo album solista, probabilmente il migliore e il più completo della fase matura sua carriera solista. Rock, puro e semplice.
In un’intervista al New York Times Mould ha dichiarato di aver fatto pace con il proprio passato nel 2011, dopo aver partecipato ad un concerto in suo onore organizzato da Dave Grohl, uno dei suoi figliocci più devoti (e in effetti: i Nirvana, per molti versi, sono figli degli Husker Du, e i Foo Fighters devono molto al suono di Mould). Lì, dice Mould, ha capito che non doveva più nascondersi: “Sono un grande chitarrista ritmico, un discreto cantante e un buon autore di canzoni”. E’ tornato alla formula chitarra-basso-batteria, e “Patch the sky” è il prodotto migliore del trittico di album seguito a questa scelta di ritorno alle origini.

Dal rock acustico dell’iniziale “Voices in my head” (memoria dello stupendo esordio da solo con “Workbook”, 1989), al rock veloce di “You say you” e “Losing time” (che ricordano gli Sugar), alle atmosfere cupe di “Monument”, Mould fa se stesso. Nulla di nuovo, beninteso: un suono che è solo suo, uno stile unico. Ma un'esecuzione perfetta, senza autocompiacimento e senza fare il piacione, senza ricercare di nuovi consensi, come fanno certi colleghi della stessa età, quelli di cantava Mould 20 anni fa.
Nulla di nuovo, appunto: ma se a fare se stesso è uno dei migliori autori di canzoni rock degli ultimi 30 anni, va bene così.
Continua pure a odiare l’indie rock, caro Bob….