«THE LIFE OF PABLO - Kanye West» la recensione di Rockol

Kanye West - THE LIFE OF PABLO - la recensione

Recensione del 17 feb 2016 a cura di Michele Boroni

La recensione

Che lo si ami o lo si odi Kanye West - al netto delle sue sparate e del delirio di dichiarazioni che si susseguono senza soluzione di continuità in queste ore - riesce ogni volta a creare qualcosa di nuovo e che spinge inevitabilmente a interrogarsi sull'evoluzione dell'hip-hop e dello showbiz musicale in generale.

Con “The Life of Pablo” siamo di fronte, come ha scritto il New York Times, a una sorta di Tumblr musicale (dal nome della piattaforma digitale, molto popolare in USA). Più che canzoni, quelle contenute nel disco – per ora disponibile solo su Tidal – sono come dei post, delle Gif animate, strutture molto lontane dalla forma canzone (anche hip-hop), testi che giocano sull'attualità dell'oggi (“30 hours” racconta del suo evento di presentazione della scorsa settimana al Madison Square Garden), su riflessioni profondamente intime (“Real Friends”, “Wolves”), ma anche su stupidi divertissement (“I love Kanye”); tracce che sembrano dei draft (“Father Stretch my hands, pt.1 &2”) insieme ad altre molto complesse - e molto belle (“Ultralight beans”, “Feedback”) – che danno vita a un “oggetto” nuovo e mutevole (West in uno dei suoi tanti tweet deliranti ha scritto che il disco potrebbe uscire nei negozi e nelle altre piattaforme con nuovi edit).

Anche la variazione di quattro o cinque volte del titolo e della tracklist, annunciate settimane prima dell'uscita del disco, è figlia non solo della mente vulcanica e confusa del rapper originario di Atlanta, ma anche forse di una nuova modalità di fare musica: instant music nella sua piena accezione del termine, in continua mutazione, così come i post di un tumblr o del proprio profilo social.

Il risultato è evidentemente caotico ed è forte il senso di precarietà - mentale, compositiva, caratteriale - che ora più che mai sono la cifra stilistica di Kanye West.

Musicalmente è meno innovativo e centrato rispetto ai precedenti dischi: la sottotraccia gospel sacro&profano che unisce una parte dei brani è molto interessante, alcuni sample sono geniali (Nina Simone e Bam Bam in “Famous” o la OST di “Under The Skin” in Freestyle 4), ma altri pezzi non si possono che considerare dei riempitivi (“Fade”, “30 hours”), buoni per un mixtape o il cookie del venerdì da far girare sui social, ma che acquisiscono scarsa rilevanza all'interno di un disco. Le tante featuring presenti nel disco rendono certe canzoni più faticose all'ascolto (“Highlights”) mentre i pezzi dove Kanye è solo e più centrato (“Feedback”, “Freestyle 4”), grazie anche al suo flow ancora inimitabile, rimangono le cose migliori di questo disco.

Qui l'ascolto brano per brano:
"UltraLight Beams" (feat. The-Dream and Kirk Franklin) “Sarà un disco gospel (con un po' di bestemmie)” è una delle tante dichiarazioni altisonanti fatte da Kanye West nei giorni scorsi e la prima traccia del disco non può che confermare il contenuto dell'annuncio. La canzone è a metà tra una preghiera e un esorcismo (“Noi non vogliamo nessun diavolo in casa / questo è il sogno di Dio”) arricchito dal rap di Chance the Rapper e dalle voci di Kirk Franklin e Kelly Price che poi sfociano in un euforico crescendo corale. Ottimo inizio, anche se si ha sempre l'impressione – complice un mix un po' rozzo – che non si tratti dell'edit definitivo.
"Father Stretch My Hands, Pt. 1"(feat. Kid Cudi) Brano diviso in due parti. Continua la falsa riga gospel, con la prima parte tratta da un sermone del pastore T.L Barrett, e che passa poi rapidamente al profano, con testi assurdi e alcune parti gratuitamente volgari. Il beat è piuttosto conforme all'hip-hop contemporaneo: voce con auto-tune, basso electro e charleston in prima linea.
"Father Stretch My Hands, Pt. 2" (feat. Desiigner) La seconda parte della traccia si apre con i clap hands che ricordano la sua “Power”. Qui invece Kanye riflette sulle varie tragedie familiari che lo hanno colpito. Quando il pezzo sembra prendere un bel groove, ecco che viene interrotto da una serie di sample di vario tipo che danno un senso di precarietà e di lavoro lasciato a metà.
"Famous" (feat. Rihanna) . Ecco il brano di cui si è parlato molto negli ultimi giorni e che contiene lo “scandaloso” verso su Taylor Swift. In realtà qui c'è Rihanna che si occupa dell'intro e dell'hook cantando un brano di Nina Simone (“Do what you gotta do”). Il testo è il solito punto di vista da millantatore di Kanye sul tema del celebrità, ma il sample del reggae “Bam Bam” di Sister Nancy nella coda mette tutto a posto.
"Feedback" Questo è un pezzo che poteva benissimo figurare nel precedente “Yeezus” per i suoni industrial e scarni e per il gran flow di Kanye West. Il testo non dice niente di nuovo: Kanye West è tornato a fare rap, spacca il culo a tutti, eccetera. Qui si ha l'impressione che il Pablo del titolo del disco sia Escobar e non Picasso.
”Low Lights” Altro non è che un intro in stile gospel del brano successivo di ode a Dio, accompagnato da piano e basso synth. La cantante dovrebbe essere Sandy Rivera, ma non ci sono note in merito.
"Highlights" (feat. Young Thug) Pezzo ricco di collaborazioni (Yough Thug, El De Barge, The-Dream) e che ha eseguito anche al Saturday Night Live. Tra notti di sesso con la Go-Pro e gossip familiari, l'impressione è che il disco sia tutto uno scherzo, come un mixtape registrato nel tempo libero, manca quindi quella centralità che ha sempre caratterizzato i precedenti lavori di Kanye West. Ma è una sensazione che dura poco.
"Freestyle 4" (feat. Desiigner) Forse uno dei pezzi più interessanti del disco. Si parte con gli archi dei Goldfrapp (“Human”) che fissano l'atmosfera malata e viziata, alimentato dal dialogo interiore di West totalmente alterato dalle droghe che lo mettono di fronte a una realtà distorta. Alla fine arriva, a rendere tutto più sinistro, anche il sample di “Death” di Mica Levi, tratto dal film “Under the skin”. Pezzo cupo e old school. Questo è il Kanye West che ci piace.
“I love Kanye” L'ascolto di questo disco sembra una corsa in un ottovolante, con continui cambi di marcia e di tensione. Questa breve parentesi a-cappella è uno scherzo giocato tutto sul suo nome e sull'opinione di alcuni fan delusi da “Yeezus”.
“Waves” (feat. Chris Brown) Questo è la traccia non presentata al Madison Square Garden e che ha fatto ritardare di due giorni l'uscita del disco. Scritta da Thelonius London, fa parte del lato più intimista del disco, con queste onde che metaforicamente trascinano morte e l'eredità delle relazioni.
"FML" (feat. The Weeknd) Il titolo gioca sull'acronimo “Fuck my life” ma anche “For my lady” e raccontada una parte la difficoltà a vivere la fedeltà di coppia e dall'altra riflette sul sentimento di autodistruzione e sul tentativo di mollare l'uso di antidepressivi come il Lexapro. Continua la parte del disco più intimista e, dal punto di vista delle sonorità, possiamo definirla una sorta di continuazione di “808 & Heartbreakers” però più hip-hop. L'hook è in mano a The Weeknd, e potrebbe essere un nuovo possibile singolo.
"Real Friends" (feat Ty Dolla $ign) Ancora cupo e crepuscolare qui Kanye dove confessa i suoi sensi di colpa nei confronti di vecchi amici e familiari per certe sue “cadute di stile”. Questo brano faceva parte delle G.O.O.D. Friday series, le anticipazioni presentati sui suoi canali social. Il pezzo gira intorno a un loop di suoni sinistri, pianoforte e un buon beat.
"Wolves" (feat. Frank Ocean and Caroline Shaw) Anche questa traccia esplora un'ampia gamma di emozioni della vita di Kanye West, dalla depressione alla dipendenza, dalla suicidio alla speranza di amare, mettendo dentro moglie, figli e le minacce esterne (i lupi del titolo, appunto) E' legittimo chiedersi però quanto possa interessare al pubblico questo suo continuo raccontarsi e fare di tutto questo una parabola quasi epica. A chiudere un pezzo cantato da Frank Ocean che non aggiunge niente alla traccia.
“Silver Surfer Intermission” Inutile telefonata piuttosto delirante tra i rapper Max B e French Montana.
“30 Hours (feat. André 3000)” Canzone che è uscita lo scorso venerdì nella serie dei G.O.O.D. Fridays. Si basa tutta sul campione di “Answers me” di Arthur Russell e racconta di lunghi viaggi in auto per raggiungere una sua vecchia fiamma. La canzone ha la funzione di bonus extra track, in cui si ringraziano le persone che hanno collaborato, si cita l'evento del Madison Square Garden in un flusso continuo che alla fine viene interrotto anche da una telefonata.
“No More Parties in L.A.” (feat. Kendrick Lamar) Lungo pezzo di puro rap insieme al talentuoso Lamar sul tema della falsa dolce vita delle celebrità. Tutto molto standard. E' evidente che da Kanye West ci aspettiamo molto di più, specialmente dopo la sua discografia sempre sorprendente, la lunga attesa e anche i soliti annunci altisonanti (“Questo è il disco della vita!”).
“FACTS” (Charlie Heat Version) Facts era già uscita un mese fa con un beat diverso: si tratta di una sorta di instant song che celebra il successo delle sue scarpe disegnate per Adidas e dove polemizza fortemente con Nike. Anche questo, come gran parte della seconda metà di “The Life of Pablo” ,dà la sensazione di un riempitivo non richiesto.
"Fade" (feat Post Malone & Ty Dolla $ign) La canzone di chiusura, che circola su internet da circa un anno, cambia ancora una volta le carte in tavola: questa volta prende due caposaldi della deep house come “Mystery of love” di Mr. Fingers e “Deep Inside” di Hardrive e la mescola con un soul classic dei Rare Earth. Insomma, ci ritroviamo tutti sul dancefloor a ballare. Sul testo stendiamo un velo pietoso.
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