«LOST PROPERTY - Turin Brakes» la recensione di Rockol

Turin Brakes - LOST PROPERTY - la recensione

Recensione del 03 feb 2016

La recensione


di Valeria Mazzucca

Turin Brakes, questi tranquilloni. Loro stessi per primi lo ammettono - nel disco nuovo c'è un pezzo che si intitola "The quiet ones"- e con un certo orgoglio: passano gli anni, gli artisti si adeguano alle mode con assetti, formazioni e ritmi, ma i Turin Brakes vanno sempre al loro passo e, fedeli alla linea, sono usciti indenni dall'era del "The" davanti al nome, a quella dei mandolini e degli ukuleli, dei ritiri bucolici e dei ritornelli dance ethno bea.
Mancando dalle scene da almeno due anni, la formazione ha scelto di mandare in avanscoperta due brani spensierati "96" e "Keep me around".
E bentornati Turin Brakes, vi ritroviamo in forma.
"Rome" è una delizia per le orecchie di chi ha tanto adorato quel rock semplice da fischiettare in macchina, quando fuori fa caldo e il finestrino è abbassato. La band ha sempre saputo fare della linearità un punto di forza, per questo "Brighter than the dark" è una macchina un po' troppo elaborata per soggetti come loro che, lodevoli per aver voluto esplorare nuove possibilità ed atmosfere, danno il loro meglio indossando abiti più leggeri e meno artificiosi. La riprova è poco più in là: nella canzone "Martini", fatta di poche cose. Voce, chitarra e davvero poco più. Non serve altro.
La voce femminea di Olly Knights pare essere stata forgiata per brani come "Jump start" o "Hope we make it", due canzoni che più pop-rock non potevano (né dovevano) essere: ci ricordano da dove arriviamo, che cosa ci piaceva decenni fa e di cosa necessitavano le nostre orecchie. E non può che farci bene.
"Black rabbit" è l'ultimo brano ed è un doppiogiochista fatto e finito. Inizialmente lascia perplessi la scelta di chiudere un disco con una canzone apparentemente blanda e poco significativa. Ma più si va avanti, più è il pezzo stesso che disintegrandosi, spazza via ogni perplessità, ricostituendosi in una struttura solida e imponente al punto da riuscire a sostenere appieno tutti gli 11 brani di "Lost property". Da bruco si fa farfalla, insomma, invitando tutti a ricredersi.
Dagli anni dell' "ottimista" (era il 2001) ad oggi, la band inglese ha accolto nelle sue fila nuovi membri passando da duo a quartetto, ma il cambiamento è stato per lo più fisiologico e l'ultimo lavoro in studio non è altro che… un nuovo lavoro in studio. "Lost property" non è il disco migliore dei Turin Brakes, non è il peggiore, non è il più sofferto o significativo; non si esplorano nuovi suoni e non nasce dopo un periodo di travaglio interiore. E' l'album dei Turin Brakes ed è piacevole.
Punto e a capo.
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