PRONTI A SALPARE

Universal (CD)

Voto Rockol: 3.0 / 5

di Claudio Todesco

Ci sono gli immigrati che sbarcano in Italia e si portano appresso un coraggio che noi occidentali esausti mai nella vita. C’è Raffaele, quello di “Venderò”, che è sempre lo stesso, mentre Lucignolo no, lui è cambiato e ora gestisce il traffico delle vanità facendo il PR. Ci sono Peter Pan e l’isola che non c’è, che da utopia diventa sogno realizzabile. Ci sono un quartetto d’archi e la citazione di un’aria di Rossini. C’è Napoli e ovviamente c’è l’amore. E insomma, dentro al diciottesimo album d’inediti del cantautore napoletano, il primo da “Le vie del rock sono infinite” del 2010, c’è Bennato che fa Bennato. Quando hai 69 anni e quattro decenni di musica alle spalle la cosa migliore che puoi fare è restare fedele al tuo linguaggio e, se possibile, tirare fuori quattro, cinque canzoni che al pubblico dei concerti non facciano venire voglia di andare a prendersi una birra in attesa di sentire “Il gatto e la volpe”.

Dentro a “Pronti a salpare” c’è anche Orazio Grillo in arte Brando che l’ha prodotto mettendo ordine nel mare di musica che il cantautore scrive incessantemente. Immagino non sia stato facile, eppure tutto è al posto giusto: lo sferragliare di chitarre (Giuseppe Scarpato e lo stesso Brando), gli impasti elettro-acustici sempreverdi, i richiami al blues, l’armonica a bocca in “La calunnia è un venticello”, la slide, i riff anni ’70. Nulla di sorprendente, tutto di buon gusto, molta America. La scrittura è vivace, spesso ispirata. È il Bennato di sempre, con un suono adatto al 2015, pulito, inciso in analogico, ovviamente rétro ma senza passatismi. Nella rilettura di se stesso Bennato arriva a ripescare due canzoni già note, qui riarrangiate: “Zero in condotta” (1985, e francamente si sentiva) e “Povero amore” (1998). Il passato è evocato anche nell’autobiografica “A Napoli 55 è ‘a musica”, un talking blues in cui Bennato racconta gli inizi, il viaggio della speranza rock a Milano, i tentativi d’accattivarsi le simpatie delle segretarie “dei padrini e dei padroni dell’industria del disco”.

Il presente è nel tema della ballata folk che dà il titolo al lavoro, sugli immigrati pronti a tutto. È nell’invettiva della dylaniana “Niente da spartire” contro un non meglio specificato opportunista camuffato da buon samaritano. È nella figura tentennante di Pippo Civati che non sa se andare “Al gran ballo della Leopolda”, canzone più ironica che tagliente mossa da un boogie serrato che fa molto tardi anni ’60. Il presente è la fiducia che riponiamo nei ritrovati tecnologici su cui Bennato punta il dito nell’ansiogena “È una macchina”, che musicalmente guarda al Sud degli Stati Uniti. Se “La mia città”, ritratto di Napoli mesto ma non rassegnato, era già stata pubblicata nel 2011 come primo segnale dell’album, “Il mio nome è Lucignolo” è l’antipasto del musical “Burattino senza fili” in scena dal 18 febbraio al Brancaccio di Roma.

In due canzoni emerge l’amore mai sopito per la musica colta – basti pensare all’influenza dell’operetta su certi concept, alla collaborazione con il Solis String Quartet, a “Dotti, medici e sapienti”. Secondo Bennato, è una delle cose che permette agli “italioti” di non essere considerati copie patetiche dei modelli anglo-americani. “Non è bello ciò che è bello”, scritta molti anni fa per Luciano Pavarotti, chiude l’album su un registro scanzonato, tra viole, violini, violoncello, tuba, fagotto e oboe. È di tutt’altro segno “La calunnia è un venticello”, una delle cose migliori del disco, dove Bennato rilegge il testo scritto da Cesare Sterbini per l’omonima aria del “Barbiere di Siviglia” di Rossini. In più ci sono due strofe dedicate a Enzo Tortora e Mia Martini, e per estensione a chiunque “sotto il pubblico flagello va a crepar”. E pensare che nel 1816 non esisteva il circo mediatico-giudiziario…

“Pronti a salpare” fa dimenticare la prova sottotono di “Le vie del rock sono infinite” e rilancia il nome di Edoardo Bennato. Fino a ieri sembrava fuori dai giochi, oggi pare in sintonia con il sentire di una parte del paese. Va in giro a dire un gran bene del vicepresidente dalla Camera dei deputati Luigi Di Maio, che come nelle favole “sta dalla parte dei buoni”. Suona con Beppe Grillo ai raduni del Movimento 5 Stelle. Oggigiorno lo sberleffo al potere si porta che è un piacere. E così, con la sua aria irriverente e le canzoni legate a temi d’attualità, “Pronti a salpare” dà nuovo impulso alla narrazione preferita di Bennato, quella del cantautore non allineato che dice la verità facendo il saltimbanco.