«MR. NEWMAN - Scisma» la recensione di Rockol

Scisma - MR. NEWMAN - la recensione

Recensione del 21 ott 2015 a cura di Marco Di Milia

La recensione

Sciolti per troppo amore: l'ultimo valzer e poi il lungo silenzio fino all’annuncio, bomba, di un nuovo album. Questa è in sintesi la storia degli Scisma, da "Armstrong" del 1999 all'ultimo "Mr. Newman" del 2015.

Un passo indietro: dalla pubblicazione di "Armstrong", un disco stravagante e complesso, salutato come uno degli apici creativi della scena alternativa italiana - un mondo nuovo di band, chitarre e idee capace di strizzare l’occhio al mercato discografico e allo stile di Mtv (ricordo bene i continui passaggi in televisione del video de "L’innocenza" nei pigrissimi pomeriggi da cazzeggiatore universitario) - il gruppo sbanda e non riesce più a trovare le fila del proprio linguaggioM si congeda dalle scene con un ultimo concerto al Flog di Firenze, denominato con precisa dichiarazione d’intenti "The Last Waltz", come il famoso film-concerto della Band di Robbie Robertson.Troppa grazia per una parabola così breve, tanto che il testimone degli Scisma passa in mano al solo Paolo Benvegnù, a farsi carico di un'eredità rara e preziosa, con un'intensa carriera da solista.
E ora, di nuovo insieme, i ritrovati Scisma ricompongono il loro big bang, anche se attraverso nuove addizioni e sottrazioni. Il giochino delle differenze non è solamente per motivi di organico - il batterista Danilo Gallo e il chitarrista Diego De Marco non sono più della partita - ma anche perché appare subito chiaro al primo ascolto di "Mr. Newman" che l'urgenza espressiva del tempo che fu sembra aver lasciato il passo ad una riflessione più acuta e disincantata, un'evoluzione del suono Scisma in età adulta filtrata dall'esperienza intimista di Benvegnù.

"Mr. Newman", l'album - ep in realtà - che segna il ritorno in attività della band della sponda ovest del Lago di Garda, parte proprio dal Benvegnù solista e, in parte, sembrerebbe proprio di avere a che fare con un nuovo capitolo della sua raffinata discrafia se non fosse per la voce di Sara Mazo, ahinoi, lasciata troppe volte un passo indietro rispetto a quella del suo sodale. E’ un ritorno questo da festeggiare con i botti, tutto molto bello, tutto molto splendido, eppure sembra mancare qualcosa perché i tempi e gli animi sono mutati. Quindi se da un lato si è persa quella frenesia compositiva che ne aveva fatto gridare forte al portento, si è guadagnato in maturità e forse in nuova attitudine. Resta sì una piccola amarezza per un’occasione non sfruttata in pieno, vuoi per i cambiamenti di cui sopra, vuoi perché sei cresciuto anche tu e adesso, nel 2015, hai sedici anni in più, con tutto ciò che comporta, rughe e capelli bianchi compresi. Le sei canzoni che compongono "Mr. Newman" si muovono leggere, reimpastando e rimodellando il linguaggio di Benvegnù, muovendosi tra l’amara ironia di “Musica Elementare”, la vena onirica di "Neve e Resina", il ritmo funkeggiante di "Darling, darling!" e la ballata finale di "Stelle, stelle, stelle", dove le note del pianoforte di Michela Manfroi cedono il posto a un confuso chiacchierio da bar in cui si ascolta una voce ammettere: "io non avrei mai immaginato che dopo quindici anni ci saremmo rincontrati...". Già, chi l'avrebbe mai detto. Un lavoro che resta a metà strada tra le riflessioni sulla vita, l’universo e tutto il resto di Paolo Benvegnù e la squadra degli Scisma: che sia un capitolo di transizione in attesa di un album vero e proprio sarà solo il tempo a dircelo, sperando che non si prenda troppo sul serio per risponderci.
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