«PLAYLAND - Johnny Marr» la recensione di Rockol

Johnny Marr - PLAYLAND - la recensione

Recensione del 10 ott 2014 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

C’ha preso gusto, Johnny Marr. Solo un anno e mezzo fa, usciva "The messenger”, il primo disco solista dopo anni di collaborazioni e presenza in altre band. Ed ora rieccoci, con “Playland”, che riprende esattamente quel discorso.
Che vi piaccia o meno, Johnny Marr - anzi, “Johnny fuckin’ Marr”, come dichiaravano le magliette in vendita ai concerti dell’anno scorso - è un’icona. Ha una sua “Marr-ness” (parole di Pitchfork, che pure ha stroncato questo album). E in “Playland”, esattamente come in “The Messenger”, trovate questa piccola enciclopedia della chitarra elettrica inglese.
L’attacco di “Back in the box” che ricorda “How soon is now”, l’arpeggio di “Dynamo”, o quello di “Candidate”, quello di “The trap” e soprattutto quello di “This tension”: impossibile rimanere insensibili a quelle chitarre a chi è cresciuto pane e Smiths, e magari in fondo spera nell’impossibile reunion. Ma tant’è, sappiamo bene che non avverrà. Ammesso che valga qualcosa oggi come oggi, il più smithsiano è lui, non Morrissey. Ieri gli Smiths sono stati nominati per la R 'N'R hall Of Fame: scommettiamo che, se dovessero essere ammessi, alla cerimonia ci sarà lui, Johnny, e non Moz?



Ci sono diversi modi di prendere questo disco, soprattutto a così pochi mesi dal suo predecessore. Il primo è quello di trovarlo già sentito, con i suoi riferimenti (non solo Smiths, peraltro: “Playland” ricorda i Cure, con quell’“Again and again and again and again”; “The trap” i New Order, anzi i gli Electronic - la band che formò con Bernard Sumner). Persino banale, se vogliamo.
Il secondo è semplicemente goderselo per quello che è: il buon lavoro di un’icona, appunto. Uno che finalmente ha trovato la sua voce - non solo in senso letterale, perché alla fine Marr non avrà la voce di Morrissey (e chi ce l’ha, d’altro canto?). Canta benino, ma soprattutto ha trovato una sua identità musicale, una sua scrittura, un suo modo di fare canzoni. Ci ha messo una vita, a fare il solista, ma ora che lo fa, lo fa a ragion veduta, e bene.
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