«SUKIERAE - Tweedy» la recensione di Rockol

Tweedy - SUKIERAE - la recensione

Recensione del 25 set 2014 a cura di Paolo Panzeri

La recensione

Jeff Tweedy non è tipo di molte parole. Chi ha avuto la ventura di intervistarlo lo sa bene. A suo modo è una persona semplice. Ha una grossa passione per la musica e questa non lo abbandona mai. Il cosiddetto tempo libero lo impiega facendo la cosa che più lo appaga e che meglio sa fare: suonare e comporre nuove canzoni. Va da sé che il suo ‘cassetto’ – il luogo in cui tutti gli artisti ripongono le loro idee e i loro appunti – sia colmo di materiale. Anche gli altri componenti della sua band, i Wilco, hanno questa grande dedizione verso la musica. Ciò li porta a sviluppare progetti personali nei periodi di stacco dall’occupazione principale. Tweedy ha aperto quel cassetto e ha pensato bene di riempire questo periodo di ‘liberi tutti’ - la calma prima della tempesta per i Wilco, poiché sono previste celebrazioni varie per festeggiare come si conviene la scadenza del loro imminente 20esimo anniversario: leggi nuovo disco e conseguente tour - pubblicando un album. Anzi, un doppio album data la prolificità sopra descritta.
Sin qui nulla di originale, se non fosse che ad aiutarlo a dare nerbo e spina dorsale a ‘Sukierae’ è venuto in aiuto Spencer, il figlio diciottenne di Jeff, che lo ha accompagnato alla batteria nella realizzazione del disco. E’ questo il motivo per il quale l’album non è registrato a firma Jeff Tweedy, ma semplicemente Tweedy.
Questo è solo l'inizio di una bella storia famigliare. Perchè si deve anche sapere che ‘Sukierae’ è il soprannome di Sue Miller, compagna di Jeff e madre di Spencer. Inedite e famigliari sono le immagini della copertina e del libretto contenuto nel cd. Tutto ciò contribuisce a donare ulteriore piacevolezza a questo progetto. Ad amalgamare il tutto sono stati chiamati il piano e le tastiere di Scott McCaughey, che non poteva che essere un amico di famiglia di vecchia data.




E la musica? La musica non delude. Per larghi tratti entusiasma. Venti canzoni per oltre settanta minuti sono una bella distanza da coprire, e come accade nei lunghi viaggi – anche quelli indimenticabili - inevitabili sono i momenti in cui ci si perde a guardare pensierosi fuori dal finestrino. Soprattutto verso la fine quando la stanchezza affiora e la voglia di giungere alla meta diventa l’obiettivo principale.
L’ascolto scorre sempre piacevole e sicuro. Neppure quando i Tweedy si avventurano in piccole escursioni che a un primo ascolto paiono essere dissonanti rispetto all’unità del disco (‘Diamond light pt.1’o ’Slow love’, per citarne un paio), ma è solo un attimo e ci si accorge immediatamente che in realtà sono le classiche ciliegine sulla torta.
Colpisce favorevolmente il fatto che Jeff Tweedy, forse complice una maggiore libertà compositiva, rispetto agli ultimi lavori dei Wilco non rimane ‘ingabbiato’ in una forma canzone 'classica' (nulla di male nell’esserlo, ci mancherebbe) ma struttura i brani in maniera meno convenzionale.
Sono le ballate a prendersi la maggior parte dello spazio in ‘Sukierae’ e la voce di Tweedy le veste impeccabilmente sia che l’interpretazione richieda una veste cantautorale alla Dylan oppure più melodica alla Beatles, giusto per non scomodare nessuno.
In tre episodi il pater familias fa tutto da solo (forse che Spencer è uscito un attimo a comprare le birre?): la intima e crepuscolare ‘Pigeons’, la delicata ‘Honey combed’ e ‘Fake fur coat’.
Era tempo di vacanza e Jeff ha pensato bene di trascorrere il tempo libero dai ragazzi della band in famiglia. Ma se la famiglia di cognome fa Tweedy la vacanza non può che essere musicale e avendo, questa famiglia, uno spiccato talento per la musica il risultato può essere solo che essere egregio. Piaciuto davvero molto questo album.
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