«UNA NAVE IN UNA FORESTA - Subsonica» la recensione di Rockol

Subsonica - UNA NAVE IN UNA FORESTA - la recensione

Recensione del 24 set 2014 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Dopo un disco "pop" come "Eden", era interessante scoprire verso quale direzione sonora i Subsonica avrebbero deciso di orientarsi per il loro nuovo album. D'altronde, nei suoi diciotto anni di attività, la band torinese ci ha abituati un po' a tutto: partendo dall'unione tra la cultura rock e quella dance alla vena sperimentale, alle prime ballad "cupe" e malinconiche, al rock come "Terrestre" al pop di "Eden".
Ora, a tre anni dalla pubblicazione di quest'ultimo, i Subsonica tornano sulle scene con "Una nave in una foresta"; si tratta di un album che ha visto la "macchina Subsonica" riaccendersi e rimettersi in moto, in viaggio. Nel corso di questi tre anni, infatti, i vari componenti dei Subsonica sono stati impegnati ciascuno in progetti paralleli a quello della band: Max Casacci con i DeProducers e come produttore; Boosta come autore di un libro per bambini, come produttore e come conduttore televisivo; Samuel con i Motel Connection. Bisognava dunque rimettersi all'opera, e i Subsonica hanno deciso di farlo ora, convinti (come hanno dichiarato nell'intervista realizzata da Rockol) di aver trovato qualcosa che sia in grado di emozionarli e di stimolarli.





"Una nave in una foresta" è un disco che prende le mosse da una forte urgenza espressiva e dagli spunti e dalle idee accumulate dai componenti dei Subsonica nei tre anni successivi alla pubblicazione di "Eden"; per certi versi, sembra come se la voglia della band di rimettersi in pista sia stata tradotta, in "Una nave in una foresta", in un voler fare ancora di più rispetto a quanto fino ad oggi e alzare sensibilmente l'asticella: questa urgenza espressiva, nel disco, si traduce a sua volta in un mix di elettronica, dub, dance, pop e rock, che si fondono in un tutto organico nel quale i muri che separano tra loro i generi sembrano crollare, dissolversi; il tutto già a partire dal brano che apre l'ascolto del disco, la title track: una canzone che parte con alcune pulsazioni elettroniche ma che, nei suoi oltre cinque minuti di durata, cattura lo spazio sonoro attorno a sé fino ad annullare qualsiasi confine tra elettronica, dub e rock; generi, strumenti e mondi sonori molto distanti tra loro si fondono pure in "Tra le labbra", in "Ritmo Abarth" e in "Specchio" (una canzone, quest'ultima, che mischia tra loro sonorità disco ad altre più funk).
Il risultato finale è un disco originale che ha alcuni punti di forza ma anche alcuni punti di debolezza: se da un lato, infatti, Samuel e soci offrono un'ulteriore prova della loro verve compositiva e del loro guizzo produttivo (si divertiranno molto, i Subsonica, a suonarlo dal vivo questo loro nuovo disco, perfetto proprio per la dimensione del live), al tempo stesso - nella maggior parte dei brani contenuti all'interno di "Una nave in una foresta" - la sovrabbondanza di suoni rischia di sfociare in una serie di virtuosismi, fatti di riff di sintetizzatore compulsivi e quasi psicotici, a volte distorti, bassi martellanti e batterie incisive, elementi che rendono il settimo album in studio della formazione torinese un disco sovraccarico di input sonori.
Non mancano, tuttavia, brani più definiti a livello di sound, come "I cerchi degli alberi" (una canzone introdotta da spirali di sintetizzatore che ne definiscono subito l'anima elettronica), "Di domenica" (una ballad dal sound più minimale, che volteggia tra synth anni '80 e alcuni arpeggi di chitarra e che, nella costruzione delle strofe, ricorda vagamente "Incantevole" - uno dei brani contenuti all'interno di "Terrestre") o "Licantropia" (la classica ballad malinconica e notturna à la Subsonica); e non mancano nemmeno brani in cui l'identità della band torna a farsi riconoscibile, come in "Attacca il panico" e in "Lazzaro", con cui Samuel e soci sembrano quasi voler ricongiungersi alle loro origini.
Elettronica? Pop? Rock? Dance? E' difficile stabilire con esattezza il sound a cui i Subsonica sono approdati con "Una nave in una foresta"; è forse il suono che riassume quella che è stata la carriera della band dal 1996 ad oggi, la sintesi tra il rock elettronico delle origini e il pop al quale erano approdati con "Eden". Una sintesi che, tuttavia, lascia lo sguardo aperto verso il futuro: basti ascoltare "Il terzo paradiso", che (non a caso) chiude l'ascolto del disco, brano nato dalla collaborazione tra i Subsonica e l'artista visivo Michelangelo Pistoletto che vede i Subsonica esplorare nuove soluzioni musicali (un connubio tra musica e poesia) e che tratta della necessità di unire il primo paradiso (ovvero quello dello stretto legame tra uomo e natura) e il secondo paradiso (quello dell'emancipazione tecnologica, con tutti i rischi che questa comporta per la salute del nostro Pianeta): giungendo, così, alla sintesi simboleggiata dal terzo cerchio aggiunto al simbolo dell'infinito (per il quale siamo tutti chiamati ad unire la consapevolezza e le nostre capacità di esseri tecnologici per entrare in una nuova relazione di sintonia con la natura, l'ambiente e il futuro del nostro Pianeta).
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