«COSTELLAZIONI - Le Luci della Centrale Elettrica» la recensione di Rockol

Le Luci della Centrale Elettrica - COSTELLAZIONI - la recensione

Recensione del 10 mar 2014 a cura di Marco Jeannin

La recensione

All’inizio della bella intervista rilasciata a Rockol in occasione dell’uscita di questo nuovo “Costellazioni” (e che, ovviamente, vi suggerisco di leggere), Vasco Brondi fa notare che mai prima d’ora si era preso così tanto tempo per scrivere un disco. La prima parte della sua vita musicale è stata, infatti, una corsa vera e propria, quasi senza pause. Prima “Canzoni da spiaggia deturpata”, uscito nel 2008. Poi concerti; tanti. Nel 2010 esce “Per ora noi la chiameremo felicità”. E altri concerti; tanti. L’anno dopo tocca all’Ep “C’eravamo abbastanza amati”, e indovinate un po’ cos’è successo poi? Concerti. Tanti. Vasco, “l’altro” Vasco, a conti fatti ha potuto tirare il fiato solamente nel 2012, quando messi in archivio i primi due dischi e consegnati alle cronache tutti i concerti, è rientrato a casa, a Ferrara.
Quando si ritorna da un viaggio, la prima cosa che si fa è cercare di mettere in ordine tutto: bagagli, oggetti, idee, ricordi. Poi, solitamente, s’inizia a pensare alla prossima meta. Da quando Vasco è tornato a casa sono passati altri due anni, e in due anni di cose ne succedono. Principalmente vivi, per farla breve, e vivere per un cantautore significa nuovi pensieri, nuove parole e magari, perché no, anche nuovi modi per comunicarle. Il nuovo lavoro de Le luci della centrale elettrica è tutto qui.
“Costellazioni” è un disco formato da quindi pezzi che, se da una parte riprendono il discorso interrotto con “Per ora noi la chiameremo felicità”, dall’altra ci consegnano un autore in piena fase di rinnovamento. Il songwriting di Vasco Brondi nel 2014 gode, infatti, di buonissima salute: le parole scorrono sicure, le belle idee non vengono mai meno; “Costellazioni” si “legge” che è un piacere. La novità non va quindi ricercata nei contenuti quanto più nella forma. Sui contenuti, per scelta, vorrei quindi non soffermarmi più di tanto. Anzi, tenderei a sorvolare quasi interamente perché, per come la vedo io, la bellezza di questi pezzi sta in buona parte nella pura scoperta, nel sentire per la prima volta qualcosa che poi ti rimane dentro, ma in un modo che è solo tuo. Sottolineare un verso o mettere in risalto una citazione o un riferimento in particolare, significherebbe automaticamente dimenticarne altre venti, e il disco non se lo merita. In “Costellazioni” rispetto al passato, i testi sono ancora più vari, asciutti, quasi pratici, ed estremamente funzionali l’uno all’altro, come stelle che, una volta unite, formano guarda caso una… costellazione. Ergo: se conoscete Vasco Brondi sapete come scrive Vasco Brondi, stop. Dal punto di vista del sound, invece, saltano fuori le sorprese: elettronica, impasti armonici e arrangiamenti corposi. Archi, fiati, sintetizzatori… Già. E qui il discorso si fa automaticamente più interessante. Alla nascita di “Costellazioni” ha contribuito in maniera determinate Federico Dragogna dei Ministri, con cui Brondi ha prodotto l’intera opera (l’altro ospite illustre è Giorgio Canali che qui ha co-firmato “Le ragazze stanno bene”). E si sente, si sente che c’è qualcosa di diverso proprio nell’approccio ai pezzi che trasudano quantomeno il desiderio di provare a trovare una nuova forma. “Costellazioni”, in questo senso, è un disco di transizione (stilistica) che cova in sé il seme della novità. Un disco che va visto in prospettiva, ma che sa già regalare momenti di grande cantautorato. Un disco che conferma e allo stesso tempo mette in gioco. Un disco nato da una lunga riflessione (quindici pezzi sono tutt'altro che pochini), da un lungo lavoro, ma non per questo pesante o sovraprodotto; piuttosto direi curato nei minimi dettagli. Ci sono alcuni pezzi che ho preferito, ma per una semplice questione di gusto mio, del tutto personale, vedi il primo singolo “I destini generali”, o la sorprendente “Ti vendi bene” (che riassume alla grande tutto quello che trovate scritto qui sopra), “Una cosa spirituale” e le ottime “Punk sentimentale” e “40 km”, forse la più bella di tutte.

"E' come se ci fosse un rave in una balera” dice Vasco di “Costellazioni”, di come suona; l’ho letto sempre nella nostra intervista. Ho sorriso e mi sono messo ad ascoltare (tantissime volte) il disco. E poi ho capito che era vero.
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