«VDB23/NULLA E' ANDATO PERSO - Gianni Maroccolo» la recensione di Rockol

Gianni Maroccolo - VDB23/NULLA E' ANDATO PERSO - la recensione

Recensione del 13 gen 2015 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Via Dei Bardi 32 è un indirizzo storico per la musica italiana: lì ha avuto inizio la storia dei Litfiba, e con loro la storia di uno dei più importanti e stimati musicisti nazionali, Gianni Maroccolo . “Le storie di un suonatore indipendente”, doveva intitolarsi questo progetto: e per una volta “indipendente” non era un aggettivo abusato. "Marok", nella sua carriera, ha seguito solo e soltanto la musica: CCCP, CSI, PGR, IG DeProducers, Marlene Kuntz, CPI, Al-Kemi (ma la la lista è molto, ma molto più lunga)…
Poi, a contribuire al suo secondo disco solista è arrivato Claudio Rocchi. E “vdb32 - storie di un suonatore indipendente” è diventato “vdb23 - nulla è andato perso” - il 32 è diventato 23, simbolo del mutamento in numerologia.
Un progetto annunciato quasi tre anni fa: inizialmente prevedeva tre CD, un’opera in rappresentazione a Roma, un DVD e un libro con le foto di Alessandro D’Urso finanziato con il crowdfunding su MusicRaiser (raccogliendo oltre il 300% dei fondi richiesti). Ai "raisers" è poi arrivato circa un anno fa nelle prime copie. Ora trova una distribuzione regolare, con due bonus tracks. In mezzo tanta, tanta altra storia: soprattutto la scomparsa di Rocchi, che ha rallentato (e ridimensionato) il progetto: un CD singolo, niente più l'opera.
Ma l’attesa è valsa la pena, eccome. L’oggetto in sé originariamente era un CD con copertina artigianale di carta grezza nepalese, fatto a mano e firmato dagli autori, con il nome del finanziatore come co-produttore, un libretto con i testi di Marok e Rocchi che spiegano, raccontano. Questa nuova versione è un CD "normale", ma il resto del valore, quello musicale, c'è tutto.
Già, una bella (e triste) storia, quella di questo CD. Bello l’oggetto. Ma il punto è sempre la musica. E la musica di Maroccolo è pura, sincera: c'è tutta la sua vita qua dentro, letteralmente. Verrebbe da dire musica “autentica”, se non sapessimo che anche questo termine, come "indipendente", viene (ab)usato - si sa che è quasi inutilizzabile nella musica, perché si è sempre un po’ dentro ad un sistema, è giusto ed inevitabile e va bene così.
Ma i 70 minuti di questo CD sono di una bellezza disarmante, inclassificabile, fuori da ogni schema e da ogni sistema - un raro, rarissimo caso. Maroccolo si è allontanato dalla forma canzone di “ACAU - la nostra meraviglia” - primo disco solista di 10 anni fa, in cui aveva coinvolto amici e sodali di sempre. Nelle tracce ci sono sempre gli amici, ma anche lunghe sperimentazioni, come “Rinascere hugs suite”, 20 minuti in cui compaiono Miro Sassolini (prima voce dei Diaframma), Cristina Donà, Battiato, Ivana Gatti, Piero Pelù, Massimo Zamboni, Emidio Clementi, Cristiano Godano. Oltre a Rocchi, che canta e scrive in buona parte del disco, compaiono anche Renzulli e Fabio Peri, l’astrofisico voce narrante dei DeProducers nella conclusiva “Rigel e vdb23”, che chiude il cerchio di una storia musicale iniziata più di 30 anni fa; una storia riassunta, reimmaginata in queste tracce: dal rock alla sperimentazione, dall’elettronica a tutto quello che sta in mezzo, che Gianni ha sempre frequentato in tempi non sospetti. Bisogna ascoltarla, leggerla, per capire
Beninteso: la musica è fatta di commercio e non c’è nulla di male a farla per vendere, anzi - va ripetuto. Ma progetti totalmente avulsi da ogni logica commerciale come questa, puri “labour of love”: fanno bene, scaldano il cuore e la mente. Ancora una volta, grazie Marok, grazie Claudio.
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