«BACK TO LAND - Wooden Shjips» la recensione di Rockol

Wooden Shjips - BACK TO LAND - la recensione

Recensione del 18 nov 2013 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Ci sono gruppi che sanno fare una cosa sola, magari neanche troppo originale, ma la fanno bene, e questo li rende comunque speciali. I Wooden Shjips rientrano a pieno titolo in questa categoria.
Californiani fino al midollo, tanto da dire che “Back to land”, il loro quarto disco, è il primo realizzato fuori San Francisco - come se fosse un evento lavorare fuori dalla propria città, per una band. Un nome che cita direttamente le “Wooden ships” di CS&N, una copertina che richiama la grafica psichedelica di Haight-Ashbury (su quella del disco precedente, “Wave”, c’era il Golden Gate Bridge), e un suono che, beh, è psichedelico come pochi attualmente in circolazione....
Quelle dei Wooden Shjips sono canzoni che si reggono su un canovaccio ben preciso, fatto di chitarre distorte (garage, direbbe qualcuno), ritmica dritta, un organetto in sottofondo, e la voce, un po’ indietro.
A ben vedere, l’ossatura delle canzoni è poco “west coast”: ricorda un po’ i Velvet Underground o, per paragoni più recenti, i Jesus & Mary Chain, i Galaxie 500, i Mazzy Star. Ma l’effetto di queste basi, è ipnotico: una ripetizione quasi in trance degli stessi elementi. Poi arrivano gli assoli, quelli si californiani: belli spaziosi e “liquidi”, come si diceva della chitarra di Jerry Garcia dei Grateful Dead.
Per capire i Wooden Shjips basterebbe prendere le due versioni di “These shadows” contenute nell’edizione deluxe di “Back to land”: quella normale e quella “acustica”. Cambia solo la chitarra di sottofondo, distorta nell’una e acustica nell’altro. Ma il resto è uguale: non è proprio una verisone acustica, due lati della stessa medaglia, piuttosto.



Così come non c’è grande differenza tra una canzone e l’altra: qualcuna è più rilassata, come la title track e “These shadows”. Altre, come “In the roses” e “Other stars” spingono un po’ di più sul suono “garage” e fanno riferimento al lato più “veloce” della pschedelia, quello da “Nuggets” e da band topo 13th Floor Elevators.



Alla fine, “Back to land” non sposta più di tanto il tiro dai lavori precedenti, e va bene così: è uno di quei dischi perfetti per essere ascoltati in loop, senza soluzione di continuità. Musica retromaniaca, ma suonata come si deve. La band sarà in tour in italia a Febbraio - da non perdere.
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