«MATANGI - M.I.A.» la recensione di Rockol

M.I.A. - MATANGI - la recensione

Recensione del 18 nov 2013 a cura di Ercole Gentile

La recensione

M.I.A. è una che ha capito tutto. Ha intuito, da tempo, che si può essere trendy ed allo stesso tempo non spegnere il cervello.
Basta osservare quanto ha fatto dal 2012 ad oggi. Prima la collaborazione con Madonna e la discussa (Maya ha mostrato il dito medio alle telecamere, facendo scattare denunce e polemiche) partecipazione al Super Bowl proprio con MDNA e Nicki Minaj. Poi la 'crisi artistica' che la porta per un periodo in India a studiare la divinità hindu Matanghi (che poi è il suo vero nome) i cui 'campi d'azione' sono proprio la musica ed il linguaggio, ma anche l'inquinamento (non solo ambientale). E ancora la sua amicizia con Julian Assange, il co-fondatore del sito di controinformazione Wikileaks, che ha anche partecipato via skype ad un suo concerto e si dice abbia messo lo zampino in un brano di questo nuovo album intitolato “Matangi”; infine una collezione di vestiti realizzati appositamente per Versace.
E' questa la forza di M.I.A.: riuscire ad essere lucida e consapevole della situazione in cui versa il pianeta (qualcuno la chiama cospirazionista) ed allo stesso tempo non rifiutare di salire sulla giostra ed accettare (più o meno) le regole del gioco e dello show-biz.
Ma veniamo al disco. Punto 1: “Matangi” è prodotto benissimo: la cantante inglese di origini cingalesi si è affidata ad uno stuolo di eccellenti nomi come Switch, Hit-Boy, ParaOne, Surkin, The Partyboys, Danja che hanno fatto un encomiabile lavoro sulle basi, rendendole potenti ed in alcuni casi straripanti. Punto 2: i soliti testi alla M.I.A.: attenti e provocatori, intelligenti ed autoreferenziali al limite della sbruffonata con riferimenti alla politica, alla religione, all'attualità, allo show-biz.




Punto 3: “Matangi” è riconoscibile ed allo stesso tempo fresco. C'è la bass music, c'è l'hip-hop, c'è la trap, c'è Bollywood, c'è il pop: ci sono le sue origini e quanto di più attuale si trovi in circolazione. La title-track è un perfetto modello di tutto ciò, rintracciabile nei dancefloor di Londra quanto di New Dehli; così come l'invettiva decisa di “Warriors”, il romanticismo tutto particolare di “Come walk with me”, la malinconia di “Exodus” (con The Weeknd) e poi la già nota “Bad girls” (uscita da oltre un anno e mezzo), che è una delle cose più swag che la Nostra abbia mai prodotto (“Live fast, die young, bad girls do it well”); o ancora la riuscita trap di Y.A.L.A. (“Back home where I come from we keep being born again and again and again. That’s why they invented karma”). “Matangi” contiene tutti gli elementi tipici di M.I.A. e non rappresenta quindi una grandissima novità per chi è abituato alla sua musica. Allo stesso tempo però questo disco incarna alla perfezione il sound del 2013: meticcio, danzereccio, ma con la testa pensante. E diciamolo, per una che non è più una ragazzina (non si direbbe ma Maya ha 36 anni), riuscire ad intercettare lo Zeitgeist non è per nulla così scontato. Hey girl, are you trying to steal Madonna's crown?
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