«VENGA IL REGNO - Virginiana Miller» la recensione di Rockol

Virginiana Miller - VENGA IL REGNO - la recensione

Recensione del 23 set 2013 a cura di Daniela Calvi

La recensione

L’idea che quest’anno, tra i migliori dischi del 2013, si possano ritrovare i titoli di band come Baustelle, Perturbazione e Virginiana Miller, mi rende felice e allo stesso tempo nostalgica. Sono tutte band che sono in circolo da vent’anni se non di più e non c’è stato album (o quasi) nella loro carriera, che non sia stato azzeccato, pensato e prodotto con tutto l’amore del mondo. Eppure. Eppure, tolti forse i Baustelle, ci sono band che pur ricoprendo il ruolo di figure mitologiche, di pilastri della scena alternativa italiana, ancora fanno fatica a farsi (ri)conoscere.
Giuro che non volevo toccare l’argomento. Giuro che volevo lasciar perdere questa retorica della serie “Come mai i Virginiana non sono primi in classifica e non vengono passati in radio?”, anche perché non ho idea se sia un loro pensiero fisso o una loro turba. Ma è più forte di me, è una cosa che - anche se capisco - proprio non mi va giù. Mi dà incredibilmente noia l’idea di non poter citare ai più una band come la loro senza sentirmi dire “Chi sono?”. In un mondo perfetto, sapendo che in uscita c’è un disco del genere, noi addetti stampa dovremmo saltare sulle sedie, incendiare i telefoni e voler avere a che fare a tutti i costi con i Virginiana Miller. Ma non sempre funziona così.
Tant’è, noi - come molti altri grazie a Dio - siamo qui, a parlarvi di questo nuovo episodio discografico della carriera stellata della band capitanata da Simone Lenzi. Una band, tanto per rinfrescarci la memoria, che nell’ultimo anno ha vinto il David di Donatello con “Tutti i santi giorni”, brano colonna sonora dell’omonimo film di Virzì ispirato al romanzo “La generazione” scritto proprio dal cantante dei Virginiana.
Tornando a noi, il disco della band livornese lascia senza fiato. Anticipato da mesi dalla sorprendente e melodica “Una bella giornata”, “Venga il regno” è un disco omogeneo, senza troppo sbalzi d’umore e di suoni. E’ un disco compatto che inanella una serie di piccoli flashback prima in bianco e nero, poi a colori, come se ogni brano fosse colonna sonora di immagini che l’ascoltatore fa proprie, cullandole nella propria testa dal primo all’ultimo minuto. E’ così che arrivano e ti trapassano brani come “Due”, “Pupilla” (che passa a fatica, ammetto, talmente è struggente) e “Dal blu”. A tratti dei coni d’ombra fanno calare il sole e ipnotizzano come “Lettera di San Paolo agli operai” che grazie ad un crescendo di arrangiamenti sul finale dona un’aurea magica all’intero brano. Un altro esempio è l’emozionante “Anni di piombo” (complimenti a Griselli e Catalucci per la ritmica), uno degli episodi meglio riusciti che si candida come nuovo singolo per l’intensità e l’immediatezza del testo.
Un immaginario sonoro da capogiro, quindi, condito da testi forse più concreti ma pur sempre carichi di quel romantico cinismo (“Tutti i santi giorni”) e quella provocazione laica e spirituale (“L’eternità di Roma”) che ha spesso caratterizzato lo stile del poeta moderno Simone Lenzi.
Ogni disco dei Virginiana Miller arriva così, dal cielo, all’improvviso. Nemmeno fai in tempo a pensare a quando li potrai rivedere in concerto, che già passano gli anni e la band di Livorno non perde tempo per investire sulla propria bravura e capacità compositiva pubblicando un nuovo disco. Sarà pure definito da molti un disco accessibile, ma nonostante sia un disco ricco di amore, “Venga il regno” si manifesta ascolto dopo ascolto un disco piacevolmente complesso a cui prestare attenzione ai vari passaggi musicali e ai testi, per nulla scontati e in pieno stile Virginiana, che lasciano esterrefatti, intontiti, con quella faccia da ebeti di chi non ha afferrato bene il significato di quello che ha appena visto o sentito. Ed ecco, allora, che se ne sente di nuovo il bisogno, come se la mente ne fosse annebbiata e tutti i centri nervosi richiedessero un ripassino, un’altra dose di quella musica che è appena scivolata via. Ancora una volta, ancora tutti i santi giorni, Virginiana Miller.

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