«WAKIN ON A PRETTY DAZE - Kurt Vile» la recensione di Rockol

Kurt Vile - WAKIN ON A PRETTY DAZE - la recensione

Recensione del 10 apr 2013 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

5 brani su 11 oltre i 6 minuti. Di cui due attorno ai 10 minuti. Eppure non c’è una nota di troppo e non una di meno. Benvenuti nel mondo di Kurt Vile, artista che riesce ad essere indie e mainstream, sintetico e prolisso, “sporco” e pulito. Tutto contemporaneamente.
Se cercate un disco rock fuori dagli schemi, siete capitati nel posto giusto. Capello lungo, sguardo straniato (o straniante), la “bolla” Kurt Vile è esplosa con il precedente disco “Smoke ring for my halo”: era il cantante che bisognava sentire per forza, in quel periodo. Ma non è esploso lui: ha confezionato un nuovo disco che è un deciso passo avanti. Il mondo è sempre lo stesso: un folk-rock un po’ sottotono, contrassegnato dall’understatement. Ma qua c’è una pulizia dei suoni e delle idee che nel disco precedente mancava. Sentitevi i 9 minuti di “Wakin on a pretty day”.



Inizia come una ballata di west coast rock: arpeggi e intrecci netti, precisi, la voce sempre un po’ dimessa ma più in primo piano. E va avanti come una ballata psichedelica fatta di intrecci di chitarre acustiche ed elettriche. Te lo immagini con la testa bassa sulla chitarra, i capelli a coprire il volto. Ma è come se Vile si fosse lasciato alle spalle certi stereotipi tipici dell’indie per cui devi essere per forza sempre un po’ “low-fi”. Invece puoi suonare pulito ed essere te stesso lo stesso.
Il disco va avanti su questo tono che è un piacere: nelle 11 canzoni trovate alcuni dei migliori passaggi strumentali rock che vi può capitare di sentire in questo periodo, accompagnato da melodie dimesse, in punta di voce, ma mai buttate lì per caso. Si percepisce in tutto il disco quello che oltreoceano si chiama “craft”: artigianalità, lavoro, attenzione al dettaglio.
E’ per questi motivi - sia che le canzoni vadano dritte al punto (“Snowflake are falling”, perfetta nei suoi 3’20”), sia che indugino nei 10’ e passa di “Goldtone” - che “Wakin on a pretty daze” attesta Kurt Vile come uno dei migliori nomi nuovi del rock in circolazione. Né semplice “cantautore classico” (alla Josh Ritter per intenderci), né indierocker. Semplicemente uno che ha una sua voce, una chitarra e la sa usare.
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