«ALONE TOGETHER - Daley» la recensione di Rockol

Daley - ALONE TOGETHER - la recensione

Recensione del 07 gen 2013 a cura di Pop Topoi

La recensione

Da almeno tre anni, Daley è un nome che spunta fuori regolarmente in tutte le liste di cantanti che, teneteli d'occhio!, dovrebbero farcela/ce la stanno per fare/sono a tanto così da.
Nel 2009, il cantante di Manchester riuscì a ottenere un passaggio del suo demo su BBC Radio 1 Xtra. La sua voce attirò l'attenzione di Damon Albarn, che lo chiamò per collaborare su "Doncamatic" dei Gorillaz. Il singolo, pur essendo tra i più orecchiabili e spudoratamente pop mai prodotti dal gruppo, passò quasi inosservato e Daley tornò a concentrarsi sulla sua carriera solista. "Alone together" è il suo secondo EP, e ripropone alcune delle tracce già ascoltate nel primo, uscito nell'estate 2011 in download gratuito.
La scusa principale per questa pubblicazione sono due duetti. Il primo è una ballata R&B in cui Daley esibisce i suoi falsetti migliori con Marsha Ambrosius, cantante inglese con uno smisurato successo negli Stati Uniti e un curriculum che inizia con Michael Jackson nel 2001 e finisce col Kanye West di "Cruel Summer". A sentirli, non si direbbe vengano, rispettivamente, da Manchester e Liverpool: Daley e Marsha sembrano congelati nel periodo d'oro dell'R&B commerciale americano – diciamo quel periodo in cui i bambini venivano concepiti coi CD di D'Angelo nell'hi-fi e R. Kelly era ancora una persona più o meno rispettabile. I virtuosismi dei due sono la cosa più memorabile di "Alone together", ma allo stesso tempo annegano la melodia e lo rendono poco memorabile: al terzo ascolto ti ricordi che, sì, è stato un sottofondo piacevole, ma com'è che come faceva?
Il secondo duetto è un pezzo pop funkeggiante con l'onnipresente Jessie J. A voler credere alle interviste, il duetto è nato in maniera spontanea tra "amici di vecchia data", ma Jessie sembra collocata lì dall'etichetta più per il suo contributo promozionale che artistico. Ad ogni modo, la sua presenza è tutt'altro che ingombrante ed è singolare vederla quasi mettersi da parte e in un contesto in cui i suoi fastidiosi tic vocali non sono protagonisti assoluti.



I veri gioielli arrivano però alla fine: "Those who wait", che dava il titolo all'EP precedente, e "Love is a losing game", una cover acustica di Amy Winehouse rispettosa e sentita. Queste due tracce trovano Daley nella sua versione migliore: produzioni minimali arricchite da una voce unica, una voce che fa venire voglia a Damon Albarn di alzare la cornetta per ingaggiare chi ci sia dietro. Se questa è la direzione che prenderà il primo album di Daley (in uscita a febbraio/marzo 2013), non vediamo l'ora.
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