«HERSELF - Herself» la recensione di Rockol

Herself - HERSELF - la recensione

Recensione del 26 ott 2012 a cura di Daniela Calvi

La recensione

Sarà che l’estate è finita, che l’autunno ha sfondato le porte e che presto arriverà l’inverno. Sarà che i colori intorno cambiano e il silenzio del freddo lascia il tempo giusto per pensare e coccolarsi in quello stato nostalgico che - non a tutti, per fortuna - piace e conforta. Sarà che Gioele Valenti (di cui vi abbiamo paralto in The Observer la scorsa settimana), in arte Herself, di esperienza ne ha e quando imbraccia una chitarra lascia scivolare fuori accordi e parole che difficilmente lasciano indifferenti. Saranno tutte queste cose insieme che portano a pensare e a scrivere nero su bianco che il nuovo disco del cantautore palermitano, pubblicato da Deambula Records, è una bellissima raccolta di brevi episodi musicali evocativi e suggestivi. La chitarra in primo piano, poi la voce, quasi sussurrata, una sezione ritmica composta da un rullante sempre presente e un basso che a tratti nemmeno si sente ma che fa percepire la sua presenza, e un violoncello che fa capolino (un esempio su tutti è l’intensa “Tempus fugit”, ripresa più in là nel disco in una versione che strizza l’occhio al trip hop e che regala momenti magici sul finale) regalando arrangiamenti raffinati e caldi: sono questi gli elementi che fanno di “Herself” un buon disco e di Valenti un buon produttore.
Ascolta "Funny creatures"



Le tredici canzoni che lo compongono scivolano nelle orecchie una dopo l’altra, brevi e istantanee trovano la loro identità dopo qualche ascolto più attento. Passaggio dopo passaggio non si può fare a meno di farsi trasportare dalle note di “Funny creatures” e dal clima di brani come “Sugar free punk rock” e “How you killed me” che vedono la partecipazione di Amaury Cambuzat degli Ulan Bator (Cambuzat oltre ad aver suonato nei brani ha curato anche il mastering del disco). Un altro ospite del disco è Marco Campitelli dei Marigold che ha messo lo zampino in “Passed away”, dallo stile più folk, e nella bellissima “Something in this house”, iptonica dall’inizio alla fine.
Se non avete ancora avuto modo di avvicinarvi a Herself e alla sua musica, questo il momento giusto per farlo. E questo è il disco migliore per non pentirsene in futuro.

Continuare a seguire Rockol The Observer: la prossima settimana verrà pubblicata l’intervista a Gioele Valenti che ci parlerà del suo progetto e del suo mondo musicale “a bassa fedeltà”.

Tracklist:
"Strangler who’s me"
"Here we are"
"Funny creatures"
"Tempus gugit"
"Violence is for leaders"
"Outside the church"
"The river"
"Tempus fugit #2"
"Passed away"
"Luna park"
"Sugar free punk rock"
"Something in this house"
"How you killed me"
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.