Recensioni / 25 ott 2012

Peter Gabriel - SO - 25TH ANNIVERSARY SPECIAL EDITION - la recensione

Voto Rockol: 4.0 / 5
Recensione di Alfredo Marziano
SO - 25TH ANNIVERSARY SPECIAL EDITION
Real World (CD)
Il venticinquennale (e mezzo) di "So", pubblicato il 19 maggio del 1986 e riedito oggi in molteplici formati, è l'occasione per riascoltare il best seller di Peter Gabriel in versione rimasterizzata, la seconda dopo quella del 2002 (ma con differenze non eclatanti rispetto all'originale, se non nella sequenza che vede slittare "In your eyes" in fondo alla scaletta come da volontà dell'artista, costretto all'epoca a fare altrimenti per considerazioni tecniche: la corposa traccia di basso che caratterizzava il brano non risaltava come dovuto negli ultimi solchi del vinile). Ma soprattutto dà l'opportunità di mettere le mani - sul box set superdeluxe ma anche nella "special edition" edita su triplo cd - su registrazioni live "inedite", catturate nell'anfiteatro del Licavitos, sulla collina che sovrasta Atene, tra il 5, il 6 e l'8 ottobre del 1987, durante quel tour che il mese prima aveva fatto tappa all'Arena di Verona e a giugno a Milano, Bologna e Roma. "Inedite" tra virgolette, perché si tratta in sostanza del programma audio (ampliato e restaurato) della vecchia videocassetta "PoV", pubblicata in Vhs nel 1990, e comunque imperdibili perché fotografano Gabriel al picco della carriera, appena compiuto il balzo da artista di culto a rock star planetaria (nelle note di copertina l'ex assistente David Stallbaumer ricorda il passaggio dalle arene agli stadi e la graduale metamorfosi del pubblico, con sciami di ragazze danzanti a fianco dei seriosi studenti universitari che costituivano lo zoccolo duro della prima ora).

E' un momento di sintesi perfetta tra le sue due anime di sperimentatore ed entertainer , quando la performance vive già di suggestivi effetti scenici e di tecnologia allo stato dell'arte ma anche di sudore e fisicità. Accompagnato da una delle sue migliori formazioni di sempre, rimessa in piedi per il tour nordamericano "Back to front" in cui "So" è stato riproposto per intero (l'impetuoso Manu Katché alla batteria e l'esperto David Sancious alle tastiere affiancano gli immancabili David Rhodes e Tony Levin, chitarra e basso), Gabriel si muove agile in una terra di mezzo tra il mainstream raffinato di "So", i primi classici solisti ("Solsbury hill", "Here comes the flood") e il cuore di tenebra di "III" e "IV", i dischi più avventurosi del suo catalogo. Dominato dalle tastiere tipiche degli anni Ottanta, il suono digitalizzato - sicuramente rimaneggiato in studio, come in tutti i "live" dell'ex Genesis - risulta ancora affascinante, non datato, e la setlist è avvincente: i ritmi robotici di "This is the picture" (che servono a Gabriel per presentare la sua band), l'esuberanza in odor di Stax di "Sledgehammer", il gospel pop commovente di "Don't give up" (che soffre l'assenza di Kate Bush e di un controcanto femminile) e l'ipnotico forró di "Mercy street" in versione estesa e irresistibile convivono senza frizioni con il drumming schiacciasassi e l'atmosfera thrilling di "Intruder", l'implacabile inquietudine di "No self control", il pathos drammatico di "Family snapshot", la trance di "San Jacinto", l'atmosfera enigmatica e rituale di "The family and the fishing net", il techno funk claustrofobico di "Shock the monkey". E' anche, per Peter, il momento della consapevolezza politica, dopo il "Conspiracy of hope tour" a sostegno di Amnesty International dell'anno prima, con la marziale filastrocca di "Games without frontiers" che diventa il pretesto per ricordare le 43 mila vittime "assolutamente non necessarie" della guerra civile in Nicaragua, e "Biko" a chiudere come sempre i concerti con i pugni chiusi librati nell'aria. E della celebrazione entusiasta della world music, con Youssou N'Dour e Les Super Etoiles de Dakar a ravvivare la grande festa danzante di "In your eyes", da allora imprescindibile crowd pleaser da concerto.





Chi ha assistito ai concerti dell'86-'87, e chi possiede PoV (diretto da Michael Chapman e prodotto da Martin Scorsese) avvertirà tuttavia una mancanza, l'assenza dell'impatto visivo che di quegli show era un elemento imprescindibile: i balletti in sincrono dei musicisti, i bracci luminosi che si abbattevano sul frontman durante l'esecuzione di "No self control", il suo rannicchiarsi in preghiera per intonare "Mercy Street". E soprattutto quel momento di catarsi straordinaria, lo stage diving all'indietro nel momento clou di "Lay your hands on me", offerta fiduciosa del proprio corpo al pubblico. L'unica soluzione è procurarsi il costosissimo box set che contiene il Dvd (ma non il Blu-Ray, Gabriel si è già scusato pubblicamente) di questo "Live in Athens". Oppure, più ragionevolmente, attendere pazientemente una pubblicazione autonoma, per ora non prevista. I fan alzino la voce, e lo costringano a ripensarci.