«CONQUISTE - Cosmetic» la recensione di Rockol

Cosmetic - CONQUISTE - la recensione

Recensione del 21 mag 2012 a cura di Marco Jeannin

La recensione

L’operazione nostalgia, se così vogliamo chiamarla, è simile a quella portata recentemente a termine dai Pains Of Being Pure At Heart e dal loro più che discreto “Belong”. Shoegaze in testa, alt rock nelle vene, Smashing Pumpkins nel cuore. La differenza però come sempre la fanno i dettagli. E il primo dettaglio da mettere in risalto è che, a dispetto del sound, i Cosmetic sono una band italianissima, nata undici anni fa sulle belle colline romagnole, e composta oggi dal quartetto formato da Bart, Pain, Mone ed Emily. Già tre i dischi all’attivo, compreso questo nuovo “Conquiste” che si pone a tutti gli effetti come punto di riferimento dell’intera discografia del gruppo. E, senza nulla togliere al resto, il motivo è abbastanza semplice. Sarà che i Cosmetic in tutti questi anni hanno accumulato la giuste dose di esperienza, o magari che con questa formazione è servito un attimo di rodaggio per trovare la quadratura perfetta. O magari serviva quel due percento in più di fortuna nel far funzionare tutti questi ingredienti. Fatto è che “Conquiste” è il disco giusto al momento giusto. Tutto qui.

Un concentrato di melodie pop inesorabilmente azzeccate, fatte di fraseggi brevi e sintetici conditi da paio di assoli acidi ad hoc e distorsioni mai sopra il livello di guardia, il tutto impreziosito da un bell’impianto lirico a sostegno di un cantato chiaro e tondo, impastato su un tessuto alt rock / shoegaze molto solido e figlio naturale di padri quali i già citati Smashing Pumpkins, Jesus and Mary Chain e Sonic Youth. Formula che, per dirla come quel tale, oggi “va un casino”. Già, perché se non ve ne siete accorti, questo è l’anno della new wave e del revival shoegaze che pare essere ritornato di gran moda, guarda caso proprio quando i Jesus And Mary Chain decidono di ripubblicare interamente il loro catalogo. Cicli e ricicli storici.

Molto bene quindi “Lenta conquista”, davvero un ottimo singolo, la cantilena sghemba “Melly”, “Sitar” e “La fine del giorno”, probabilmente gli esempi più evidenti di quanto appena illustrato. Pezzi cantabili, godibili, da ripetere ad libitum sapendo che il rischio di sciuparli è davvero remoto; vivaci esteriormente, malinconici nel profondo. Idem dicasi per la ballata “Calla”, posta strategicamente a due terzi per spezzare il ritmo e mettere in risalto prima pezzi più affilati come “Scisma” (il migliore del disco) e “Prima o poi”, e aprire poi alla terna “Per un amico” / “Andreini” / “Colonne d’errore”, forse il passaggio più interessante del disco in quanto ad azzardo e sperimentazione, che introduce a sua volta la chiusura catartica “Lo spavento”. Un pezzo questo, chiamato a riportare circolarmente il discorso sui binari iniziali, una chiosa in forma pop / acustica / lo-fi che va a citare i Nirvana con quel “hallo / hallo / hallo” ripetuto non per caso.
Se quindi sono davvero i dettagli a fare la differenza, sono proprio questo genere di finezze a fare di “Conquiste” un album maturo sotto ogni aspetto. Un lavoro completo, compattissimo, curato ed affascinante in tutte le sue sfaccettature sonore sì distorte, ma così splendidamente facili da masticare. Come si diceva prima, il disco giusto al momento giusto. Soprattutto però il disco giusto. Un motivo più che valido per selezionarli per la nostra rubrica The Observer.

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