«LOW COUNTRY BLUES - Gregg Allman» la recensione di Rockol

Gregg Allman - LOW COUNTRY BLUES - la recensione

Recensione del 01 feb 2011

La recensione

Ultimo recapito discografico conosciuto del fuorilegge in questione “Searching for simplicity”. Si era nel 1997, quattordici anni fa, facciamo tredici e un pezzetto contando che siamo agli inizi del 2011. Praticamente un’altra era geologica in un mondo che corre alla folle velocità dello sviluppo tecnologico tanto che pare di essere gatti, ogni anno che passa se ne conta più del doppio. Giunge quindi molto gradito questo “Low country blues”, le ultime notizie di una certa rilevanza sul conto dell’immarcescibile Gregg risalivano al giugno dello scorso anno e non raccontavano di prodezze musicali bensì di una brutta epatite con conseguente trapianto di fegato fortunatamente tutto si è risolto per il meglio e l’avventura è ormai storia.
In cabina di regia troviamo T-Bone Burnett, che raramente sbaglia un colpo, reduce dalla produzione di "The union", tra i migliori album del 2010, assemblato dalla strana ma iper talentuosa coppia formata da Elton John e Leon Russell. Il carisma e la bontà del produttore hanno convinto Gregg Allman a recarsi nelle stanze degli Electro Magnetic Studios di Los Angeles per omaggiare niente meno che il blues: quella musica indefinibile che è un sentimento, una condizione e fotografia dell’animo umano, che esiste da sempre, che esiste da ancor prima che l’uomo pensasse di inventare la ruota. Quella musica che ascoltata nel 1959 a un concerto di B.B. King nella natia Nashville ha dannato per sempre l’esistenza di Gregg e del fratello Duane. A dar manforte e al totale servizio del biondo artista del Tennessee un manipolo di musicisti d’eccezione ed eccezionali. Sopra a tutti un vero diavolo come Mac Rebennack conosciuto altresì con il nome di battaglia Dr. John che mette a disposizione dita, piano, perizia e cuore. Poi la magica chitarra di Doyle Bramhall II, uomo cresciuto a pane e blues se ne esiste uno, figlio del batterista del leggendario Lightnin' Hopkins e, alla bisogna, anche la affilata sei corde dello stesso T-Bone.
Si narra che per questo progetto Burnett abbia vagliato circa diecimila pezzi (???) per poi sceglierne una ventina da sottoporre al giudizio del leader della Allman Brothers Band…alla fine sono sopravvissute le dodici canzoni che compongono “Low country blues”.
In apertura la intensa “Floating bridge” di Sleepy John Estes – un grande del sud ricordato anche da Bob Dylan nei crediti di “Bringing it all back home” – è interpretata in maniera talmente convincente che ben dispone all’ascolto di tutto il cd. In coda l’emblematica “Rolling Stone”, con un nuovo arrangiamento per l’occasione, “…crying love make a poor man wish he’s dead and gone…”, chiude al meglio questo viaggio nei meandri dell’anima. Classici come “Devil got my woman” di Skip James oppure “I can’t be satisfied” di Muddy Waters sono vissuti con la giusta sofferenza. “Please accept my love” è il doveroso tributo a B.B. King colui da cui tutto nacque. “Tears tears tears” di Amos Milburn scritta nel 1950 e “Blind man” hanno tastiere e fiati in primo piano che inondano di soul ogni cosa. La nuova “Just another rider” co-firmata da Gregg e Warren Haynes, una della chitarre più ispirate dei nostri tempi, è perfettamente in linea con il mood creato. “My love is your love” si avvale di un delizioso quartetto di voci femminili che assecondano al meglio il cantante. Ogni canzone è interpretata con onestà e rispetto, con anima e rispetto, con affetto e rispetto, con classe e rispetto.
Gregg Allman è in ottima forma e gli oltre quaranta anni sulla perigliosa strada della musica hanno forgiato, dato esperienza e profondità a un gran bel talento, “Low country blues” chiaramente non aggiunge e non toglie nulla al genere ma è un ascolto godibile e, si sa, ogni giorno è buono per ascoltare il blues.

Nota di servizio: a luglio si vocifera di un suo passaggio a Pistoia, una delle principali blues area italiane…stay tuned !


(Paolo Panzeri)
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.