«LET IT BEEP - Royal Bangs» la recensione di Rockol

Royal Bangs - LET IT BEEP - la recensione

Recensione del 29 giu 2010 a cura di Giuseppe Fabris

La recensione

Le possibilità infinite di Internet sono una manna per chi è sempre alla ricerca di nuovi artisti da ascoltare e scoprire. I Royal Bangs sono finiti tra le nostre mani con appena tre gradi di separazione. Cercando materiale sui Black Keys, siamo finiti sul sito dell'etichetta del batterista Patrick Carney (la Audio Eagle Records) e qui, attratti dalla copertina multicolore siamo stati investiti dal muro sonoro di una band sconosciuta proveniente da Knoxville (Tennesse).
Quel disco, intitolato “We breed champions”, era stato registrato con l'intento di concludere nel migliore dei modi la carriera musicale di questa band dopo anni di delusioni.
Ma la storia dei Royal Bangs prevedeva un finale diverso: l'appoggio di un artista quotato, la pubblicazione su tutto il territorio statunitense, l'interesse di un'etichetta europea, le ottime recensioni raccolte in tutto il mondo e un lungo tour conclusosi con l'ingresso in studio per la realizzazione di un nuovo album.
Il loro album, per quanto mostrasse i limiti di una forma ancora grossolana, ci aveva stupito per il sound potente in cui il duo chitarra-batteria veniva sferzato e corroborato da sintetizzatori e beat: un'elettronica rude e potente che poco aveva a che fare con il dancefloor o l'avanguardia, ma sembrava poter porre le basi per la tanto attesa rinascita del rock.
Lo sappiamo, sono paroloni, ma la loro storia ha dimostrato che questi tre ragazzi hanno la qualità per continuare a stupire, e così è stato. “Lei it beep”, che vi segnaliamo con colpevole ritardo, è un'evoluzione del sound ascoltato due anni fa, seppur provenendo dai medesimi elementi: le ritmiche di Chris Rusk, i riff di Sam Stratton e la voce possente e i muri elettronici di Ryan Schaefer.
La band di Knoxville ha scelto giustamente di aprire il suo album con un brano “introduttivo” come “Warr bells”, più vicino alla tradizione rock, per permettere all'ascoltatore di farsi il palato prima delle accelerazioni di “Poison control” con le sue deflagrazioni di beat e tastiere, e l'aspra “My car is haunted” che sembra firmata da un cyborg: metà uomo e metà macchina.
“Brainbow” e “Conquest” sono un vero “trip” a metà tra le suonerie dei videogiochi del Commodore e un brano prog-psichedelico, mentre “B & E” fa prendere aria al cervello con una canzoncina leggera che mostra l'estrosità con cui questa band riesce ad esprimersi. Fortunatamente è solo una pausa prima di ripartire a tutta velocità con la grinta di “Shit Xmas” (il brano più “classico” del disco) e il suo retro della medaglia, l'eterea “Tiny piece of keytar”.
I Royal Bangs non risparmiano le munizioni e, dopo due brani “bionici” come “Gorilla king” e “Waking up weird”, decidono di reimbracciare la chitarra e, mescolando riff e loop, concludere la loro opera con la canzone più malinconica e, allo stesso tempo, rumorosa. Un finale che incornicia lo spettro sonoro e emozionale che questi ragazzi riescono ad esprimere con la loro musica.
Non sappiamo se ,dopo “Let it be” e “Let it bleed”, questo “Let it Beep” rimarrà negli annali, ma sicuramente resterà nella memoria di chi lo ascolterà.

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