«LOVE IS STRANGE - Jackson Browne» la recensione di Rockol

Jackson Browne - LOVE IS STRANGE - la recensione

Recensione del 21 mag 2010 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Ci si trova spesso a fare ragionamenti di questo genere, ormai: un altro disco dal vivo? Tocca farlo anche con Jackson Browne, che negli ultimi 7 anni ha pubblicato un solo disco di inediti, e tre album live, tutti acustici: i due volumi della serie "Solo acoustic" e questo "Love is strange". Come capita in casi di pubblicazioni seriali un po' ripetitive, l'ultimo album è il migliore, quello che si sarebbe dovuto pubblicare per primo, e anche quello che probabilmente godrà della minor esposizione mediatica a causa delle uscite precedenti. La storia di questo album è la seguente: nel 2006 Jackson Browne si è riunito per un tour con il vecchio compagno di strada David Lindley. La parte spagnola del tour ha avuto diversi ospiti locali e amici (Browne ha vissuto a lungo da quelle parti).
La presenza del polistrumentista (molti se lo ricorderanno soprattutto per il falsetto di "Stay", qua ovviamente riproposto) fa la differenza, e le canzoni assumono un'altra veste rispetto ai due live precedenti, grazie all'aggiunta di una seconda chitarra, o tutte quelle amenità acustiche che Lindley è in grado di produrre. La scaletta è da "best of", con l'aggiunta di alcuni brani dello stesso Lindley (come "El rayo X". Anche se il tutto si indebolisce quando Browne cede le parti vocali ai suoi amici spagnoli: il simbolo è la versione di "These days", magistrale dal punto di vista strumentale; ma debolissima nella parte vocale di Luz Casal, che ha una bella voce ma un brutta pronuncia.
Insomma, al di là di tutto, "Love is strange" è un disco consigliatissimo agli appassionati del rock californiano, ma non solo.

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