«COMPASS - Jamie Lidell» la recensione di Rockol

Jamie Lidell - COMPASS - la recensione

Recensione del 20 mag 2010 a cura di Giuseppe Fabris

La recensione

Due anni fa Jamie Lidell ci aveva sorpreso con un album, intitolato “Jim”, in cui esplorava l'universo soul grazie alla sua splendida voce e scrivendo brani divertenti come “Another day” e “Where d'you go?” o più rock come “Hurricane”.
Per quanto “Jim” fosse un disco notevole per interpretazione e scrittura, non era altro che una rilettura di standard provenienti dal passato come lo era stato il precedente “Multiply”, e rappresentavano un mondo a sé stante rispetto all'ambiente live in cui Lidell si era guadagnato lo pseudonimo di “The Voice”, non certo per le tonalità vocali vicine a quelli di Sinatra, ma per i suoi show infuocati in cui, solo con un campionatore e la sua ugola, riusciva a costruire ritmi e melodie improvvisando al momento.
Per la realizzazione di questo terzo capitolo della sua discografia il cantante inglese ha voluto assumersi tutte le responsabilità rompendo (momentaneamente) il rapporto con il berlinese Mocky e trasferendosi a Los Angeles su invito di Beck per partecipare ad una delle sessioni del suo “Record Club” ideato per celebrare artisti e album di diverse epoche.
Proprio nello studio losangelino Lidell ha trovato il coraggio di spingere le proprie ambizioni oltre gli standard dentro i quali avevo dimostrato di muoversi egregiamente e ha registrato con Beck, alcuni amici della Canadian Crew (Feist e Gonzales), Nikka Costa, Chris Taylor dei Grizzly Bear e lo storico batterista James Gadson (già al fianco di Bill Withers e Quincy Jones) le quattordici canzoni che compongono “Compass”.
“Completely exposed”, completamente esposto, così si presenta Jim nel brano che apre questo suo nuovo lavoro, e lo è per davvero: il nuovo sound è qualcosa di completamente nuovo, potente, decostruito e allo stesso tempo trascinante ed emozionante.
Dopo aver reso tributo alle sue origini musicali, Lidell ha ricostruito il soul e il funk con uno sguardo al futuro esprimendo a pieno le sue potenzialità vocali e musicali.
Ad un primo ascolto il nuovo Lidell sembra fin troppo frammentato, ma man mano che i minuti passano ogni pezzo va al suo posto per formare nuove varianti di soul e funk mescolati con l'elettronica, il rock e il blues.
Come in “I wanna be your telephone” attraversate da chitarre graffiate, l'allegra “Enough is enough” o il soul futuristico di “The ring” percosso da un ritmo incessante e arricchito da fiati filtrati in cui James sembra intenzionato a rinverdire i fasti del passato con la tecnologia del passato e il suo talento.
Il tempo ci dirà se “Compass” sarà veramente la pietra miliare che ci sembra di ascoltare, ma per ora è un album con un peso specifico molto alto, denso di ispirazione, tradizione e innovazione. Un disco che si impossesserà lentamente della vostra attenzione e che vi farà sembrare il precedente “Jim” un semplice e futile gioco di stile.

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