«ALLE PORTE DEL SOGNO - Irene Grandi» la recensione di Rockol

Irene Grandi - ALLE PORTE DEL SOGNO - la recensione

Recensione del 24 feb 2010

La recensione

L’inevitabile punto da cui partire è il non ancora sopito ricordo della sessantesima edizione del Festival di Sanremo. Irene Grandi ha proposto sul prestigioso palco del Teatro Ariston “La cometa di Halley” canzone firmata da Francesco Bianconi, il leader dei Baustelle, e dalla stessa Irene. Per quanto non sia un pasdaran della cantante toscana a mio modestissimo giudizio questa era la canzone che meritava di vincere il concorso canoro. Ne ero abbastanza convinto durante la settimana festivaliera, ne sono ancora più convinto dopo averla mandata a memoria per comporre questa mia nota. In verità ascoltata nei giorni del festival avevo avuto l’impressione, a tratti stridente, che fosse una canzone dei Baustelle interpretata da Irene Grandi, impressione che, al contrario, non ho mai avuto in passato ascoltando l’altra hit firmata Bianconi “Bruci la città”. Ora questa impressione è totalmente svanita, “La cometa di Halley” è proprio un gran pezzo, averla inserita in apertura del suo settimo album è un ottimo viatico per l'ascolto dello stesso.
L’anima e la spina dorsale sonora di “Alle porte del sogno” è data dalle programmazioni, dai synth e dai moog di Pio Stefanini che è anche co-produttore con la stessa Irene Grandi del disco. La scelta di un così largo uso dell’elettronica spinge Irene verso nuovi lidi e verso nuove sfide musicali dando nuova linfa alla sua parabola artistica, personalmente penso sempre che sia un bene quando si sperimentano nuove vie abbandonando sentieri ormai spelacchiati dal continuo passaggio. Echi della un tempo giovane promessa del rock in lingua italiana li si trovano, quasi in chiusura, nella sola “Ma”. Mentre “Intendevi” è l’unica ballata propriamente detta con tanto di delicato suono di tromba a chiudere. I testi delle canzoni presenti in “Alle porte del sogno” fanno largo uso della prima persona singolare, sono pieni di un maturo ottimismo venato di consapevole ironia che porta a un approccio fiducioso nei confronti delle cose e delle situazioni della vita.
Come scriveva qualche anno fa in questo sito una firma più illustre della mia in occasione della uscita di "Prima di partire", Irene Grandi è l’erede più credibile della conterranea Gianna Nannini, io non posso che sottoscrivere. Non è mai elegante fare paragoni e quando chi ha il compito di dare opinioni si cimenta con essi lo dovrebbe fare solo per comunicare al lettore in modo più chiaro ed evocativo quanto si vuole intendere. In questo caso l’ingombrante paragone vuole semplicemente essere un complimento per una artista che, canzone dopo canzone, album dopo album, è sempre più convincente e si è ritagliata un ruolo non di secondo piano nel mondo della musica pop italiana.


(Paolo Panzeri)
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