«SEMPRE LONTANO - Nina Zilli» la recensione di Rockol

Nina Zilli - SEMPRE LONTANO - la recensione

Recensione del 23 feb 2010 a cura di Luca Bernini

La recensione

Bello trovare un album come questo nei sempre più scarni scaffali dei pochi negozi di dischi rimasti. Bello trovarlo nella settimana del Festival di Sanremo, perché vuol dire che qualcosa di buono su quel palco, nonostante le pastelle managerial-televisive, magari per sbaglio, magari per fortuna, magari per un raro caso di giustizia, continua ad arrivare. E’ il caso di Nina Zilli, debuttante solo per curriculum, ma in realtà vocalist di provata esperienza, visto che la ragazza ha 27 anni e canta da quando ne ha 13. E infatti non ha tremato, durante la sua performance, anzi: è stata tanto brava e confidente da sfiorare la sfrontatezza, come del resto si conviene a chi affronta il suo genere: soul in stile Motown, reggae e rock steady, riferimenti alla musica pop italiana anni ’60 (Mina in primis), sontuosi arrangiamenti orchestrali e un’attitudine che mescola la grazia di Nina Simone alla fragile e spudorata Amy Winehouse. Nina Zilli conquista, e altrettanto fa questo album, onesto, ben suonato, piacevole all’ascolto e, se non altro, lontano anni luce da certe melensaggini tutte italiane nelle quali spesso si avvitano i nostri “ggiovani” interpreti, costretti a fare musica per vecchi o per “mocciosi” svenevoli in astinenza da Raul Bova. Qui grazie a Dio c’è del suono, c’è una scaletta che farebbe la sua bella figura in un jazz club prestigioso come il Blue Note di Milano (dove infatti Nina Zilli si esibirà) ma che potrebbe non sfigurare anche ad un festival reggae alternativo come il Rototom Sunsplash. L’heritage reggae, infatti, non è un caso, così come l’alleanza con Giuliano Palma per il premiato singolo “50mila”. Diversi sono i brani che rimandano a quel mondo, come ad esempio “No pressure”, mentre per “Penelope” la Zilli schiera in campo un’altra formazione paladina del genere, gli Smoke. A mettere insieme il soul-pop e il reggae provvede una bella voce, leggera, solare e ispirata, a suo agio anche su un bellissimo brano dal sapore “retrò” come il sanremese “L’uomo che amava le donne”, scritto in coppia con Kaballà (pseudonimo di Pippo Rinaldi, già co-autore di Mario Venuti e autore di alcune splendide canzoni per Eros Ramazzotti, Carmen Consoli, Antonella Ruggiero e tanti altri) e sorretto da un testo decisamente sopra la media. Una volta tanto, quindi, solo complimenti, per questo album semplice e bello, che ha in sé il dono migliore della Musica: il talento.

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