«OCEAN EYES - Owl City» la recensione di Rockol

Owl City - OCEAN EYES - la recensione

Recensione del 22 feb 2010 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Storie come queste non fanno neanche più notizia: un ragazzo fa musica nella propria stanza, carica le canzoni su qualche sito – nel 2007 la vetrina più importante era ancora MySpace - e si fa notare dalla rete. La “one man band” diventa una band vera e propria, ottiene un contratto discografico e la conclusione della storia è diversa dal solito: mentre gli Owl City di Adam Young vanno in tour a promuovere questo album – che in America è uscito la scorsa estate – il singolo “Fireflies” inizia a scalare le classifiche: 15 settimane di permanenza, di cui 2 al numero 1. Una sorpresa che nessuno si aspettava.
Il video di quella canzone gioca abbondantemente con questa storia e con l’immaginario: Adam Young che suona da solo in una cameretta, e una collezione di giocattoli che prende vita al ritmo della canzone. Che è altrettanto rappresentativa del disco: indie-pop elettronico, in alcuni momenti piacevole, in altri un po’ insipido. Prendete i Death Cab For Cutie (la voce di Young assomiglia in maniera impressionante a quella di Ben Gibbard), toglietegli le chitarre, aggiungete un po’ di suoni sintetici e vi sarete fatti un’idea di come suona questo disco. Il cui difetto principale è la mancanza di profondità: tutto molto carino, per carità. Ma non stupisce leggere in giro commenti come “kiddie music”. In rete sembra addirittura essersi creato un fronte anti-Owl City (l'ultimo a prendere posizione è stato Colin Meloy dei a href="http://www.rockol.it/artista/Decemberists"> Decemberists /a>)
Senza entrare nello spinoso dibattito della libertà di commento che nella rete diventa spesso libertà di insulto gratuito e anonimo, è perà un dato di fatto “Ocean eyes” fatica a replicare la piacevolezza di “Fireflies”, che si ripropone in pochi altri brani, tipo quella “Hello Seattle” che non a caso fu il brano traino su MySpace. Le canzoni non sono memorabili e n certi, troppi momenti i suoni che Young usa sono così semplici da pensare che abbia usato una tastierina o una library di pubblico dominio Insomma, quella che vorrebbe essere la caratterizzazione sonora del progetto diventa anche il suo limite, e la semplicità diventa in un attimo banalità.

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