«SUSHI & COCA - Marta Sui Tubi» la recensione di Rockol

Marta Sui Tubi - SUSHI & COCA - la recensione

Recensione del 03 nov 2008 a cura di Ercole Gentile

La recensione

“Sushi & Coca" esce per l’etichetta Tamburi Usati, anagramma di Marta Sui Tubi, a testimoniare l’assoluta indipendenza artistica della band”. Così recita il comunicato di presentazione del nuovo album dei Marta sui Tubi.
Bè, non c’era bisogno di alcuna testimonianza. Chi segue la scena indipendente (appunto) italiana, sa che il gruppo siciliano ha passato gli ultimi tre anni suonando, ininterrottamente, in ogni angolo e buco d’Italia. Centinaia di date. In un mondo nel quale basta un pezzo “buono” per diventare snob, i Marta hanno dimostrato sul campo la cosiddetta indipendenza e la passione per la propria arte.
E’ altresì vero che da “Muscoli e dei” a “Sushi & coca” sono, come si evince anche dai titoli, cambiate moltissime cose: un ottimo secondo album (“C’è gente che deve dormire”), l’ingresso in formazione di un batterista prima e di un tastierista oggi, che offrono a Giovanni Gulino (voce) e Carmelo Pipitone (chitarra, voce) l’opportunità di ampliare le loro vedute musicali.
Il minimalismo acustico e l’umorismo del debutto si erano già evoluti nel secondo capitolo con l’uso della batteria e con testi maggiormente riflessivi e poetici. “Sushi & coca” è un altro passo avanti.
Diciamolo subito, questo è un album che emoziona se gli si dedica la giusta attenzione. Ci sono sensazioni, situazioni e persino suoni, nei quali è facile ritrovarsi: nella ancestrale ed attualissima “paura di essere umani” di “Dio come sta?”, sentirsi “persi in un labirinto di un monolocale a coltivare il miraggio di stare con i piedi per terra, sopra il pavimento di un quinto piano condominiale” di “La spesa” o ancora “tu puoi diventare tutto quello che ti pare, l’unica cosa che devi fare è massacrare le tue paure” cantata in stile Caparezza in “L’unica cosa” e l’amore/odio per una città grigia, sudicia e bella come la Milano disegnata in “Sushi & coca”.
E si prosegue con “Non lo sanno” dove la voce di Gulino viene supportata da un emozionante coro di bambini e da uno stupendo cambio di tempo finale, così come in “Lauto ritratto”, sospesa tra chitarra acustica, pianoforte e batteria e l’auto-analisi rock di “Licantropo” (“Ma ho la certezza di aver tutti i dubbi, troppi vestiti e poca anima”).
Ma non si faccia l’errore di giudicare “Sushi & coca” un lavoro pesante: i Marta riescono a smorzare la tensione con i loro tipici saliscendi ritmici, con quel pizzico d’ironia che non manca - e non guasta – mai come in “Cinestetica” (“Ho visto sante a me devote diventare troie due minuti dopo avere conosciuto il mio migliore amico ubriaco”) o “Licantropo” (“L’olezzo di urina del gatto mi rende irritabile soprattutto se il gatto io non ce l’ho”). Insomma “Sushi & coca” è un mix che funziona. L’ingresso delle tastiere ha dato una ulteriore ventata positiva alla band, senza snaturare la vena artistica della “coppia” Gulino & Pipitone che, mai come in questo lavoro, sa intercettare il giovane italiano non medio del 2008.
I Marta sui Tubi cantano di una parte di giovani (e meno) che cercano una strada, perdono la speranza e la ritrovano continuamente, dove tutto è a portata di mano e forse, proprio per questo, tutto (o quasi) sembra perdere importanza.

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