«AND WINTER CAME - Enya» la recensione di Rockol

Enya - AND WINTER CAME - la recensione

Recensione del 01 nov 2008 a cura di Franco Bacoccoli

La recensione

Il nuovo album di Enya, meglio dirlo subito, è quasi interamente monotematico ed è dedicato all’inverno, stagione che la cantante irlandese ama. L’inverno con tutto il suo corollario: la neve, il Natale, la neve di notte, una notte di neve, il cielo invernale, il silenzio, le stelle, la luce lunare, i toni argentei. Eithne Patricia Ní Bhraonáin ha creato il perfetto disco per le festività natalizie. Indicatissimo in questo periodo, ad hoc come autogratificazione; improbabile però mettersi ad ascoltarlo verso Ferragosto. “And Winter came…” è l’introduzione, un movimento delicato e soffuso che pare dia le mosse al resto del lavoro. E infatti così sarà. “Journey of the angels” è invero angelica e si preannunzia l’arrivo di Gesù perché gli esseri alati “fly to you/oh, new-born king”; pezzo ritagliato ad arte per scandire una processione sulla neve.
Incedere tipicamente enyano per “White is the winter night”, quasi una marcetta che si dipana molto cadenzata e gioiosa. “O come, o come, Emmanuel” (tradizionale) è quasi tutta cantata in latino. “O veni, veni Emmanuel/captivum solve Israel/qui gemit in esilio/privates Dei filio”, dice l’ex Clannad. Apporto strumentale minimo, canzone tutta giocata sulle contrapposizioni dei cori creati dalla stessa voce dell’artista.
Il resto è sulla falsariga, con due sole eccezioni. La prima è costituita dal singolo, “Trains and Winter rains”, entrato in Italia al quattordicesimo posto e del quale ognuno si sarà fatto la propria opinione. La seconda è una gran bella sorpresa. Si tratta di “My! My! Time flies”, brano dedicato allo scomparso chitarrista irlandese Jimmy Faulkner e perfetto secondo singolo (peraltro non ancora scelto). E’ un pezzo molto mosso, almeno rispetto al resto dell’album, orecchiabilissimo già al primo ascolto e addirittura nobilitato da un assolo di chitarra. C’è pure una strizzata d’occhio ai Beatles, visto che si cita Abbey Road e uno che si era “dimenticato di mettersi le scarpe” mentre attraversava la strada. Chi volesse rituffarsi nello spirito natalizio non ha che l’imbarazzo della scelta: c’è solo quello, da “Last time by moonlight” ad un brano che già nel titolo la dice lunga, “The spirit of Christmas past”. Chiusura su “Oìche chiùin”, che è “Silent night” cantata in irlandese; anche qui apporto strumentale minimo, sono le voci a creare l’impiantito sonoro.

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