«LOYALTY TO LOYALTY - Cold War Kids» la recensione di Rockol

Cold War Kids - LOYALTY TO LOYALTY - la recensione

Recensione del 31 ott 2008 a cura di Giuseppe Fabris

La recensione

I Cold War Kids non sono l'ultimo gruppo apparso nel panorama americano: la loro storia è fondata su migliaia di concerti, diversi EP e un disco che, nel 2006, li mise in luce come una delle realtà più originali e luminose del rock alternativo.
Quando tutta la scena statunitense cercava di imitare i cugini d'Albione, loro riprendevano per mano le radici blues e soul creando una sonorità totalmente originale arricchita dalla voce dolce, dura e straziante di Nathan Willet.
Dopo la pubblicazione di “Robbers & cowards” i quattro ragazzi californiani non si sono fermati un attimo, hanno girato tutto il mondo (Italia, ahinoi, esclusa) scrivendo e suonando tanto. Probabilmente, se non fossero stati una formazione più che rodata, tutto questo li avrebbe schiacciati: loro invece, dopo una breve pausa, sono ritornati a mettere mano a tutte le canzoni scritte e presentate in concerto per creare un nuovo capitolo della loro vita artistica.
Da queste premesse nasce l'album “Loyalty to loyalty” che, nel nostro Paese, arriva in ritardo di due mesi rispetto agli Stati Uniti (e poi si lamentano che i ragazzi scaricano i dischi): le dodici canzoni qui raccolte mostrano come i Cold War Kids abbiano sudato molto alla ricerca di un sound ancora più ricercato e originale che raccogliesse dentro di sé i segni evidenti delle loro esperienze.
In “Loyalty to loyalty” troviamo tutto questo: il fruscio dei vinili, Nina Simone che canta in un club, la polvere sul pianoforte, le tante percussioni sempre diverse, la disperazione degli anni '90 e la rabbia per la disillusione di “questi anni zero”.
Ma troviamo soprattutto grandi canzoni, come i due singoloni “Something is not right with me” e “I've seen enough”, ma, soprattutto, la disperata “Welcome to the occupation” con la sua batteria incessante, e “Mexican dogs” il brano più legato al vecchio album dei CWK.
Ma quando i toni si fanno più rilassati questa strepitosa band mette in mostra tutta la sua bravura calando delle ballate languide come “Golden Gate jumpers” (sui suicidi gettatisi dal celebre ponte di Los Angeles), o strazianti brani soul come “Avalanche in B”.
Ed è proprio su questi toni che si chiude “Loyalty to loyalty”: una discesa negli inferi del cuore che inizia con “On the night my love broke through”, alza un po' la testa con il basso ruvido di “Relief”, e ci abbandona con la terribile bellezza di “Cryptonesia”.
I Cold War Kids si dimostrano ancora una volta come il volto solitario di una America che trae prestigio ed ispirazione dal proprio passato con il cuore aperto al futuro. Il loro è un urlo disperato e dolce da non dimenticare, mai.

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