«MOMOFUKU - Elvis Costello» la recensione di Rockol

Elvis Costello - MOMOFUKU - la recensione

Recensione del 23 apr 2008 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

“In un futuro non troppo lontano, quando tutto sarà gratis, non ci saranno più segreti”: sono le prime parole di questo disco. E suonano particolarmente significative: di “Momofuku” si è parlato sopratutto perché Elvis Costello ne ha annunciato la data di uscita e l'intenzione di pubblicarlo soltanto in vinile e in digitale, senza rivelare ulteriori dettagli fino a ieri, 22 aprile, giorno dell'uscita. Insomma, una pubblicazione vecchio stile, come ai tempi dell'LP: solo quando te lo trovi in mano capisci davvero cosa c'è dentro. Al diavolo internet e tutte le notizie che ci fornisce: ogni tanto è bello tornare ai tempi in cui i segreti c'erano, eccome.
Sebbene questa “strategia” sia stata in parte contraddetta (il disco esce anche in CD, sebbene con un paio di settimane di ritardo sul vinile), l'intento “nostalgico” e provocatorio di Costello è evidente. Così come è evidente l'intenzione di tornare alle origini, anche musicalmente: “Momofuku” è stato inciso con gli Imposters (ovvero quel che resta degli Attractions, nonché la band che accompagna Costello nelle sue uscite “standard”), ed è un disco rock, inciso in una settimana appena. Insomma niente “roots rock” come “The delivery man” (l'ultimo disco con questa formazione), niente New Orleans (come “The river in reverse”), niente divagazioni e niente altro che un Elvis Costello che sembra quello dei primi dischi. Niente stranezze, nonostante il titolo faccia pensare il contrario: in realtà è una citazione di Momofuku Ando, inventore degli “instant noodles”. Questo disco, dice Costello, è stato semplice come preparare gli spaghetti istantanei, "just add water". (Esiste anche un ristorante dallo stesso nome, a New York ma le note di copertina specificano che il titolo non ha niente a che vedere con quest'ultimo, anche se “A Elvis Costello hanno detto che la loro cucina è eccellente”).
A dominare il disco sono canzoni secche e dirette come “No hiding place” o “American gangster time”, con quella tastierina che fa tanto “This year's model”. Occasionalmente, arriva qualche ospite (Loretta Lynn, David Hidalgo dei Los Lobos e Rosanne Cash, co-autruice di “Song with Rosanne”), e i ritmi si abbassano, ma l'atmosfare generale è “Vintage Costello”, come non lo si sentiva da diverso tempo, da “...When I was cruel” (2002). Insomma: un disco “regolare” in una discografia grandiosa, e talvolta anche un po' dispersiva; ma anche un album che non guarda solo indietro, e che dimostra che, quando ne ha voglia, Elvis Costello sa ancora dare delle scosse elettriche a chi lo ascolta.

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