«CONSOLERS OF THE LONELY - Raconteurs» la recensione di Rockol

Raconteurs - CONSOLERS OF THE LONELY - la recensione

Recensione del 22 apr 2008 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

I Raconteurs hanno fregato tutti, giornalisti musicali compresi. Uno dei motivi per cui qualcuno vorrebbe fare questa professione (ammesso che sia tale) è avere accesso gratuito a concerti a dischi, ascoltati e ascoltabili con largo anticipo. Insomma, quelli che fanno un lavoro direbbero che i “benefit” sono ciò che rendono il giornalismo musicale qualcosa di appetibile. Lo racconta bene anche Nick Hornby in “Alta fedeltà”, quando identifica questa “professione” (sempre tra virgolette) in uno dei suoi mestiere da sogno.
A dare l’ennesimo colpo di grazia a questi “benefit” ci hanno pensato i Raconteurs: i dischi gratis, illegalmente s’intende, ormai se li può procurare chiunque. Ogni tanto al presunto-giornalista-bullo rimaneva la soddisfazione di poter dire di avere ascoltato il disco prima degli altri (anche se spesso guardati a vista da discografici terrorizzati dal rischio di “leak”, la sua comparsa in rete). Invece “Consolers of the lonely” è stato finito in studio di registrazione e immediatamente, una settimana dopo, è stato spedito nelle mani di tutti, contemporaneamente, senza quasi avvisare nessuno con largo anticipo: discografici, pubblico, stampa. Ai tempi di Internet non si sa più come far notizia, si potrebbe dire; ma è anche vero che ormai la rete ha abbattuto definitivamente molte barriere.
La band di Jack White e Brendan Benson sembra voglia dimostrare di essere democratica: nell’uso della rete, e soprattutto nel modo di fare musica. Perché alla fine è questo quello che conta: nelle 14 canzoni di questo disco si respira aria di libertà, di divertimento. White, finalmente, sembra mettere da parte il birignao saccente/indipendente dei suoi White Stripes, facendosi contaminare dalla vena power-pop di Benson, come già avvenne in “Broken boy soldiers”, prima prova del gruppo (2006). Forse manca un singolo alla “Steady as she goes”, ma “Consolers of the lonely” ha il pregio di saper mischiare le carte in tavola: rock, folk, psichedelia, blues, come in “Old enough”, tanto per fare un esempio. Forse il tutto suona un po’ troppo retrò, è vero: ma si tratta di un serio divertissement. Serio perché i Raconteurs dimostrano con questo disco di non essere il classico “side-project” di una rockstar annoiata con un collega meno famoso. Divertente perché questi progetti hanno senso se mantengono un po’ di leggerezza e autoironia. Bersaglio centrato, per la seconda volta.

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