«LIFELINE - Ben Harper» la recensione di Rockol

Ben Harper - LIFELINE - la recensione

Recensione del 04 set 2007 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Come si fa a parlare male di Ben Harper? Alla notizia di un nuovo disco, la prima reazione è: “un altro?”. E' passato poco più di un anno da “Both sides of the gun”, che era pure doppio, e a sua volta arrivava un anno dopo il disco con i Blind boys of Alabama. “Lifeline”, diceva la notizia, è stato registrato in presa diretta in una settimana a Parigi.
Ti arriva, lo metti su, e ci provi pure a non fartelo piacere, a trovare qualcosa che non quadra. Cerchi tra i brani una qualche forma di stanchezza creativa, un che di già sentito, ripetitività. Cerchi, ma non trovi. Magari i primi ascolti non ti entusiasmano, ma poi ti arrendi: “Lifeline” è un altro gran disco.
E' un disco rilassato - “laid-back”, direbbero gli americani – ma non moscio. Contiene canzoni semplici, registrate in analogico, con pochi suoni, ma mirati: chitarra, piano, la voce più sussurrata che urlata. Canzoni che viaggiano tra ballate, soul/blues e folk, come la bellissima “Fool for a lonesome train”, tanto per fare un esempio. C'è pure il capolavoro, l'iniziale “Fight outta you”, che per melodia, testo e passione si candida ad essere tra le migliori cose mai scritte da Ben, uno che di repertorio non ne ha poco.
Poi, se ci si pensa, la questione dei troppi dischi è una distorsione prospettica dei nostri tempi: negli anni '60 e '70 si incideva un disco all'anno, senza troppe menate ma perché chi lo faceva aveva quasi sempre del materiale buono e dell'ispirazione per farlo. Non si spiegherebbe se no come la gente di quel periodo - Dylan, i Beatles, gli Stones, Neil Young - abbia potuto fare quello che ha fatto. E' solo dagli anni '80 che i tempi della musica si sono dilatati e pubblicare un disco a meno di due anni di distanza – il tempo necessario per lo sfruttamente industriale tra promozione e tour - diventa sospetto. Anche perché buona parte degli artisti odierni sono senza mezze misure: o vorrebbero pubblicare ogni sussurro che incidono - vedi Ryan Adams – o pubblicano poca roba, e con molti riempitivi. Ben Harper no, pubblica tanto, ma sempre a ragion veduta. “Lifeline” non sarà forse il suo miglior disco, ma poco ci manca. Onore al merito.

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.