«IL LATITANTE - Daniele Silvestri» la recensione di Rockol

Daniele Silvestri - IL LATITANTE - la recensione

Recensione del 07 mar 2007 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Fin troppo facile: dopo quasi cinque anni di assenza dalle scene, il nuovo CD di Daniele Silvestri si intitola “Il latitante”. Fin troppo facile anche usare il Festival di Sanremo per ripresentarsi, e fin troppo facile farlo con una canzone come “La paranza”, una filastrocca ballabile ma con il doppio fondo, che riprende il discorso là dove “Salirò” l’aveva interrotto.
Il punto è che Daniele Silvestri fa apparire facile anche ciò che facile non è. Lo ha sempre fatto, da giocoliere della musica, capace di passare da uno stile all’altro, tanto nelle parole quanto nei suoni. “Il latitante” è un disco che, per stessa ammissione di Silvestri (vedi l’intervista di Rockol), ha avuto una gestazione lunga e difficile, e Sanremo è servito soprattutto – oltre che per testimoniare il ritorno – a imporre una scadenza a un lavoro che si faceva fatica a concludere. Eppure non si sente: 13 canzoni “leggere”, apparentemente scanzonate, che passano dall’introspezione di “Mi persi” alle citazioni “disco” di “Love is in the air”, alle atmosfere “gaie” di “Gino e l’alfetta” . Eppure, proprio come “La paranza”, queste canzoni hanno il doppio, il triplo fondo: “tradizionali” non sono, perché quasi mai rispettano la “forma canzone”, la struttura strofa-ritornello-strofa (prendete “Le rive dell’arrone”, con il suo incedere altalenante tra rock e suoni elettronici e il suo “decollo” a metà ). E perché nei testi magari Silvestri non è esplicito come lo è stato in passato (anche troppo talvolta, fino a farsi “etichettare), ma parla dell’aria che tira oggi attraverso il quotidiano, proprio come fa “Love is in the air”.
“Il latitante” è sostanzialmente il disco di un grande cantautore contemporaneo. E va sottolineato l’aggettivo: l’immagine che abbiamo dei cantautori storici, immagine che anche molti “giovani” tendono a scimmiottare, è quella di voce e chitarra e poco più; Silvestri invece non ha mai avuto paura di confrontarsi con nuovi suoni, di giocare, senza dimenticare le proprie radici culturali e musicali. L’ha sempre fatto, come si diceva prima. Oggi lo fa con più maturità, con una leggerezza vera, che gli permette di andare a Sanremo senza perdersi nella massa di chi cerca il colpo ad effetto, e di fare dischi come questo, allo stesso tempo piacevole ed intelligente.

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