«NEW AMSTERDAM: LIVE AT HEINEKEN MUSIC HALL - Counting Crows» la recensione di Rockol

Counting Crows - NEW AMSTERDAM: LIVE AT HEINEKEN MUSIC HALL - la recensione

Recensione del 14 ago 2006 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Certo: questo live è un disco tappabuchi. I Counting Crows sono uno dei migliori gruppi neo-tradizionalisti del rock americano; non pubblicano dischi di inediti dal 2002, anno in cui uscì l'ultimo “Hard candy”, seguito solo da un “best of” e da un singolo colonna sonora di “Shrek 2” . Solo quest'ultima uscita, la bella “Accidentaly in love”, ha ridato un po' di visibilità a questo gruppo che dopo il folgorante esordio con il singolo “Mr. Jones” si era un po' impantanato, seppur solo commercialmente; artisticamente, invece, aveva sempre prodotto di dischi di alto livello.
In attesa del nuovo disco di studio (che pare essere in piena lavorazione), ecco quindi un bel live, per ingannare l'attesa. Non è il primo disco dal vivo della band, che ne aveva già pubblicato uno doppio, acustico ed elettrico, qualche anno fa, derivato da un paio di show di MTV, e aveva sparso moltissime tracce live su retri di singoli.
Al di là di queste questioni discografiche, “New Amsterdam” è un disco che brilla di luce propria. Chi ha seguito la carriera del gruppo californiano probabilmente saprà che agli esordi tendeva ad essere un po' scomposto dal vivo, sopratutto per la volontà del cantante Adam Duritz di rielaborare le canzoni finendo per farne perdere la linea melodica. Le quindici canzoni di questo live, così come i concerti degli ultimi anni (in Italia sono passati l'ultima volta nel 2002, ma memorabile fu un loro concerto all'Alcatraz del 2000) vedono invece un gruppo in piena forma, con un cantante con una capacità narrativa degna di Dylan e Springsteen ed una vocalità espressiva che pochi altri colleghi hanno in questo genere.
A voler ben vedere, il repertorio del disco live è abbastanza particolare: mancano i brani più famosi, da “Mr. Jones” a “ Round here”. Vengono privilegiati brani apparentemente minori del primo album, lo splendido “August and everything after” come “Omaha” o “Perfect blue building” e ovviamente quelli dell'allora appena edito “Hard candy”, su tutti l'altrettanto splendida title track. Eppure nulla è fuori posto in questo show, che recupera e abbellisce brani che su disco traballavano, come “Goodnight Elizabeth”, Certo, non ci sono vero inediti (se non il bozzetto piano e voce “Hazy”, co-firmato con la sottovalutata rocker irlandese Gemma Hayes). Ma “New Amsterdam” riporta alla luce uno dei migliori talenti del rock americano, quello di Adam Duritz, in attesa di un ritorno vero e proprio con un nuovo album.

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