«LANGUAGE.SEX.VIOLENCE.OTHER? - Stereophonics» la recensione di Rockol

Stereophonics - LANGUAGE.SEX.VIOLENCE.OTHER? - la recensione

Recensione del 15 mar 2005 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Recensendo il precedente “You gotta go there to come back” si scriveva più o meno che la carriera degli Sterophonics era prevedibile. Non era necessariamente una constatazione negativa, anzi. Semplicemente che la parabola degli Stereophonics è quella tipica del gruppo rock inglese che ha successo in patria, molto meno oltreoceano, e che cerca di levarsi di dosso etichette e clichè appiccicategli dalla stampa locale che ne ha decretato il successo.
Quest’ultimo è un grande merito della band, confermato appieno da questo “Language.Sex.Violence.Other?” (il titolo è la frase delle indicazioni “di censura” presenti sul retro dei DVD). Che è un disco molto meno indulgente del pur buono predecessore. In sostanza gli Stereophonics hanno fatto una scelta: fare un disco rock, diretto, senza fronzoli, meno “leccato” dei precedenti. Lo si capisce fin dai titoli (tutti di una parola sola). Lo si capisce ancora meglio ascoltandolo: 11 brani dai riff taglienti, dalla struttura semplice. Qua e là emerge qualche inedito accenno alla new wave, come nel singolo “Dakota”. Ma a dominare sono per lo più brani come “Superman”, che partono secchi e non si fermano più. C’è un po’ di U2, un po’ degli Oasis più rock, un po’ di glam in queste canzoni. Che hanno un principale difetto nel missaggio che (volutamente?) sacrifica la voce di Kelly Jones, lasciandola parecchio indietro.
Per il resto “Language.Sex.Violence.Other?” è un disco che scorre via liscio e piacevole, un bel disco di rock ‘n’ roll. Forse è tardi per gli Stereophonics per inserirsi nella nuova ondata di gruppi alla Interpol, Franz Ferdinand, Strokes etc, che sono tutti più giovani e sfrontati. Ciò non toglie che questa “nuova partenza” (pur anche questa prevedibile, vista il polemico abbandono del batterista Stuart Cable, rimpiazzato da Javier Weyler) abbia fatto bene al suono della band, rinnovandolo e dimostrando coraggio nel non ripetere formule consolidate.

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