«GRACE - 10TH ANNIVERSARY EDITION - Jeff Buckley» la recensione di Rockol

Jeff Buckley - GRACE - 10TH ANNIVERSARY EDITION - la recensione

Recensione del 28 nov 2004 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Che cos’è un “culto”, nell’epoca della società di massa? Un insigne studioso sosteneva anni fa che i culti sono oggetti strani, sgangherati, che proprio per la loro spesso incoerente unione di diversi elementi finiscono per attirare comunità non troppo estese ma fedeli di devoti fruitori, che vi trovano significati anche non previsti dal suo autore. Un esempio? Il “Rocky Horror Picture Show”, ancora adorato e rivitalizzato a distanza di anni, nonostante il suo flop degli esordi.
Un disco come “Grace” può essere considerato “di culto”? Si e no. Le sue vendite sono state relativamente scarse, agli esordi, anche se il consenso critico fu enorme. Nel 1994 molta gente vide in Jeff la nuova figura pura del rock, il nuovo angelo venuto a salvare la musica dal suo torpore. La sua musica, un misto di aggressività e lirismo, sedusse il pubblico più esigente e molti artisti (rovinandone anche parecchi, che continuano ad imitarlo a distanza di anni). Insomma, quando Jeff scomparse malamente, più che un culto diventò un mito. La figura del bello e dannato che, preso dai suoi tormenti artistici, si autodistrugge facendo un tuffo nel Missisipi senza riemergere.
Da allora, una schiera di fan devoti come adepti sono pronti a celebrarlo, o a cercarne un erede in ogni dove. La celebrante di questo rito è la madre, Mary Guibert, che lo officia da anni controllando le uscite relative al figlio, e distillando sapientemente la pubblicazione di nuovo materiale d’archivio. Questa legacy edition di uno dei dischi più “di culto” del rock esce a dieci anni giusti dalla sua prima pubblicazione. Va detto che il disco non ha perso nulla della sua forza originaria, con quel misto di voce angelica e chitarre roboanti, con quelle grandi canzoni e quella riscoperta di un brano di Leonard Cohen (“Hallelujah”, ovviamente) che ha fatto talmente storia da essere stata copiata a più mani.
Va anche detto che se una ristampa come questa può essere una buona occasione per (ri)scoprire un grande disco, ogni uscita che porta il nome di Jeff Buckley lascia qualche dubbio. Insomma, sembra che gli archivi di Jeff vengano sistematicamente saccheggiati e che il ritmo di un’uscita all’anno sia ormai consolidata. L’anno scorso fu la volta del “Live at Sin-è”, prima ancora…
Si potrebbe quindi pensare che questa “Legacy edition” sia la scusa per dissotterare nuovo materiale, e per levare altri soldi dalle tasche dei fan. Il materiale del secondo CD fa passare il dubbio, anche se non del tutto. Alcune “chicche” sono ampiamente note ai fan, a partire da quella “Forget her” levata all’ultimo momento da “Grace” (ma circolata nelle prime copie promo del disco, e ampiamente “bootlegata”), o alcuni retri di singoli inclusi in questa sede. Però tra queste chicche, ci sono canzoni di valore totale, a partire proprio da “Forget her”, o da “The other woman” (proveniente come altre quattro canzoni da sessioni di “Grace” in cui Jeff fece tutto da solo, voce e chitarra) che rendono comunque imperdibile questa ristampa, soprattutto per i fan accaniti ma non così tanto da cercare e scambiarsi bootleg. Aggiungete che nella confezione c’è un DVD con videoclip del periodo e un documentario; aggiungete la curata confezione e il dettagliato booklet (ovviamente con i commenti della madre, Mary Guibert) e avete un panorama del tutto. La domanda sorge spontanea, a questo punto: quale sarà la prossima pubblicazione di Jeff Buckley?

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