«EMINEM IS BACK - Eminem» la recensione di Rockol

Eminem - EMINEM IS BACK - la recensione

Recensione del 08 apr 2004 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

“Eminem is back” non è il nuovo disco di Eminem. Chi segue il “white rapper” sa che è attualmente impegnato con la sua “crew”, i D12, di cui sta per uscire un nuovo album (vedi news). Però da qualche tempo circola questo CD, che forse può trarre in inganno qualcuno. Non di certo i fan, che conoscono bene la storia dei brani qua contenuti: sono stati incisi tra il 1995 e il 1998, prima del debutto ufficiale su Interscope con “The Slim Shady LP”, e sono irreperibili ufficialmente, come il primo disco di Eminem, pubblicato da indipendente, “Infinite”.
Se date un’occhiata alla discografia “ufficiale” disponibile su www.eminem.com (o su quelle di alcuni fan site, come http://www.eminemonline.com/disco.shtml) non c’è traccia di questo “Eminem is back”, ma trovate alcune delle canzoni in esso contenute.
Tradotto: “Eminem is back” è una sorta di “bootleg”, che di certo EM non ha autorizzato. Viene pubblicato dalla Ramshorn, etichetta olandese specializzata in questo genere di operazioni (e difatti nel suo catalogo trovate dischi simili di Dr. Dre. 2pac, Snoop Doog etc.).
La cosa non deve stupire più di tanto: una volta che un artista ha successo, proliferano questo genere di pubblicazioni parassite e ai limiti dell’illegalità . Succede dagli anni ’60, più o meno. Solo che nel frattempo Internet ha ammazzato il mercato sotterraneo di questi dischi, perché basta cercare un po’ in rete e si trova di tutto. Alcuni artisti hanno addirittura dei servizi di file sharing dedicati, dove i fan si scambiano materiale raro. Gli stessi artisti spesso tollerano, perché almeno lo scambio è libero e non prevede che qualcuno lucri su registrazioni che spesso sono di scarsa qualità. Anzi, la “netiquette” dei fan prevede reazioni durissime verso chi cerca di speculare vendendo in rete materiale che circola più o meno liberamente.
Comunque. Questo bootleg è solo per i fan, per quelli che non hanno questi brani o che non hanno la pazienza di andarseli a cercare. Più che “Eminem is back” si dovrebbe intitolare “Eminem is born”: vi trovate un Eminem acerbo, ma dallo stile già definito. Ovvero, basi ritmiche che si richiamano all’hip-hop classico, una capacità di rimare già ben sviluppata e invidiabile, a cui si alterna con il senso della melodia che domina il ritornello. “Scary movie” è forse il miglior esempio del mazzo, ma nulla di memorabile, e nulla di paragonabile a quanto arriverà dopo. Il tutto contornato da una grafica che è una (facile) imitazione di quella dei dischi ufficiali, e pochissime informazione – anzi nessuna, se non i guest presenti nei brani. Insomma proprio come i bootleg di una volta.

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