«GLI OCCHI DEL MUSICISTA - Enrico Ruggeri» la recensione di Rockol

Enrico Ruggeri - GLI OCCHI DEL MUSICISTA - la recensione

Recensione del 01 ott 2003 a cura di Paola Maraone

La recensione

A fregarsene (come fa lui) di mode e trucchetti per entrare in classifica sono davvero in pochi. Per intenderci, c’è che ascolti questo disco e pensi: è pazzo, oppure è un genio. Viene da propendere per la seconda ipotesi. Perché il fatto è che delle 15-canzoni-15 (okay, tre sono bonus-tracks) non ce n’è una brutta. Anche se sono tutte strane: appunto, non da classifica. Non adatte alla radio. Però belle.
Adesso a Ruggeri è venuta questa passione per i suoni dei Balcani (“Gli occhi del musicista”, in cui già che c’è fa anche il punto su se stesso, ma anche “Il matrimonio di Maria”), e nel frattempo - nei testi - descrive storie minime di una verità assoluta; piccole scene quotidiane terribili e iperreali, raccontate con lo sguardo attento e saggio di chi sa prendere le distanze senza finire troppo lontano dal cuore delle cose.
In più non disdegna il jazz (“Fuori piove”), che per un musicista è sempre un’ottima cosa, e gioca con garbo con melodie tristarelle ma non lagnose (“A un passo dalle nuvole”). Ogni tanto indulge alla retorica (soprattutto nei brani non inediti: “Primavera a Sarajevo” e “Nessuno tocchi Caino”), ma forse questo è l’unico appunto che gli si può fare.
Senza fare sforzi particolari, con i testi, si inventa piccoli capolavori. Se “A un passo dalle nuvole” l’avessero scritta cantautori “cool” e nobili come Conte o Fossati (che poi “cool” e nobili lo sono davvero. Ma non c’entra), tutti avrebbero gridato al capolavoro. Invece Ruggeri è Ruggeri. E’ abituato a restarsene un po’ in disparte, non troppo sotto ai riflettori. I critici lo ignorano, lui ignora loro; potete amarlo o trovarlo noioso, lui non si offende. Ogni tanto, qua e là, con fare casuale infila qualcosa di straordinario. Spesso si tratta di una frase. Come in “A un passo dalle nuvole”, che a un certo punto dice: “Però certe ragazze è meglio stringerle/ Prima che il vento se le porti via”. Se non vi costa troppa fatica, alzate - almeno - un sopracciglio.

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