«NEXTDOORLAND - Soft Boys» la recensione di Rockol

Soft Boys - NEXTDOORLAND - la recensione

Recensione del 11 gen 2003

La recensione

La parabola dei Soft Boys finora è stata bizzarra almeno quanto i testi partoriti dal leader della band Robyn Hitchcock. Qualche disco ignorato dai più alla fine degli anni '70, uno scioglimento in sordina e senza astio, una reunion a più di vent'anni di distanza dall'ultimo album in studio. In mezzo ci sono state la prolifica carriera di Hitchcock, che non ha mai fatto granché per aumentare il fatturato dell'industria discografica ma si è ampiamente guadagnato gli allori da eroe sotterraneo, e la fugace gloria planetaria del chitarrista Kimberley Rew con Katrina & The Waves.
"Nextdoorland" mostra che il tempo trascorso non ha cambiato pressoché nulla nell'universo del gruppo. Il discorso riprende esattamente dal punto in cui lo aveva lasciato "Underwater moonlight" nel 1980: lo stesso suono, la nota ossessione per il rock degli anni '60 e il solito gusto per la canzone da tre minuti con occasionali sconfinamenti verso strutture più libere. Anche i riferimenti restano invariati, orgogliosamente rivendicati dal gruppo stesso: Byrds (costantemente presenti nelle corde della chitarra di Hitchcock), Beatles, Syd Barrett, Velvet Underground, un pizzico di Captain Beefheart nei momenti più eccentrici. In pratica, è più che mai chiaro che dai Soft Boys non ci si possono aspettare novità rivoluzionarie e che tenere il passo con la contemporaneità è un problema che non li sfiora minimamente. Hitchcock e soci restano felicemente fuori tempo, nel 2002 come nel 1978, indaffarati a coltivare un giardino dove crescono fiori belli e profumati come "Pulse of my heart", "Mr. Kennedy" e "Sudden town" e pianticelle contorte come "Strings". Chi conosce l'arte dei maestri giardinieri da cui i Soft Boys hanno imparato i trucchi del mestiere non farà fatica ad apprezzare anche gli allievi. A tutti gli altri, "Nextdoorland" sembrerà probabilmente un curioso manufatto indie-rock prodotto da strani personaggi, troppo attempati per calcare le scene dell'underground in modo credibile. Ma a volte, diceva il poeta, un vecchio demonio è meglio di un giovane dio.

(Paolo Giovanazzi)

TRACKLIST

01. I love Lucy
02. Pulse of my heart
03. Mr. Kennedy
04. Unprotected love
05. My mind is connected to your dreams
06. Sudden town
07. Strings
08. Japanese captain
09. La cherité
10. Lions and tigers
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