«LARS FREDERIKSEN AND THE BASTARDS - Lars Frederiksen» la recensione di Rockol

Lars Frederiksen - LARS FREDERIKSEN AND THE BASTARDS - la recensione

Recensione del 04 apr 2001

La recensione

Lars Frederiksen ha deciso di prendersi una piccola vacanza dai Rancid, ma non è in discussione il suo coinvolgimento nella band con cui ha conquistato una posizione invidiabile nell’olimpo punk di questi anni. La presenza di Tim Armstrong come produttore conferma d’altra parte che non ci sono contrasti col resto della band. Il dato un po’ imbarazzante è che l’album con i Bastards è per molti versi più convincente dell’ultimo parto dei Rancid. Questo infatti si sforzava di mettere in mostra nel modo più aggressivo possibile la natura punk della band, ma i Bastards riescono a svolgere all’incirca lo stesso compito con una massiccia dose di divertimento in più. L’impressione infatti è quella di un gruppo di veterani punk rinchiusi in uno studio di registrazione, a cui Frederiksen ha dato un’indicazione del tipo: “oh, suoniamo qualcosa”. Come accade anche nei Rancid, il debito più evidente resta quello nei confronti dei Clash, ed è inevitabile, visto che Frederiksen canta come il fratello minore di Joe Strummer. In questo caso, si lasciano fuori però tutte le influenze reggae, e si punta dritto al rock ’n’ roll, come chiarisce già la classicissima struttura di “6 foot 5”. Così, “To have and to have not” di Billy Bragg finisce col somigliare alla rilettura di “I fought the law” fatta a suo tempo dalla premiata ditta Strummer-Jones. I conti tornano, dato che lo stesso Bragg ha a sua volta ribadito in diverse occasioni il suo debito nei confronti dei Clash. Anche “Army of zombies” si rifà in modo chiarissimo alla stessa matrice senza essere una sgradevole copia carbone. Non tutto però funziona benissimo: ad esempio “Leavin’ here”, vecchio pezzo Motown firmato Holland/Dozier/Holland, non si giova molto dell’iniezione di testosterone somministrata dai Bastards e fa rimpiangere le versioni in circolazione a metà degli anni ‘60. A parte qualche pausa, l’album scorre via divertente e veloce, senza l’obbligo di fare la faccia feroce a ogni costo.

(Paolo Giovanazzi)
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