«PICKIN’ ON THE ROLLING STONES: A TRIBUTE - Artisti Vari» la recensione di Rockol

Artisti Vari - PICKIN’ ON THE ROLLING STONES: A TRIBUTE - la recensione

Recensione del 12 lug 2000

La recensione

«C’è solo una cosa che mi fa più schifo della bossanova suonata male. La bossanova suonata bene». (Tom Waits). Ecco, se togliete la parola ‘bossanova’ e la sostituite con ‘country & bluegrass’ avete già in mano la recensione di questo disco, un vero e proprio tributo agli Stones odoroso di saloon, fagioli e cacche di cavallo, insomma roba per fans di quella roba lì. Che, come avrete già capito, non è che mi faccia proprio impazzire. E pensare che l’avevo scelto con tanta curiosità, senza presagire – che ottuso! – la tragedia: un album su cui sono mandolini e banjo a fare la parte del leone, appropriandosi dei riff degli Stones e rendendoli, quando va bene, materia da saloon, altrimenti nenie notturne di una noia mortale. Per carità non che mi aspettassi qualcosa di molto diverso, nel senso che il country è country, però pensavo che magari un po’ di inventiva in più l’avrei trovata, da qualche parte. E invece niente: una ventina di musicisti torturano i propri strumenti in funambolici e stremati sustain cercando di ricreare l’energia tutta elettrica degli Stones, mettendo in mostra una maniera e un formalismo che scagionano per sempre lo stile dixieland del nostro vecchio banjista Lino Patruno e lo rendono uno sperimentatore, un simile di Miles Davis. Avevo addirittura pensato di liberarmene regalando il CD al nostro editore - noto fans degli Stones - rimediandoci servilmente anche una mezza bella figura, ma dopo il terzo ascolto non me la sono sentita neanche di fare questo. Allora almeno lo recensisco, mi sono detto. E pensare che gli Stones qualcosa di country, e anche di buon country, l’avevano fatto, ai tempi di “Some girls”: qui in compenso sono i countrymen che si rifanno su di loro, con esiti quanto mai improbabili: “Paint it black” con opening di mandolino fa pensare a uno stornellatore di Procida piuttosto che al capolavoro del gruppo; “Start me up” e “Jumpin’ jack flash” procedono abbastanza simili agli originali; “Satisfaction” è conturbante, sembra un esercizio di diteggiatura dei vecchi corsi per chitarra in cassetta. E che dire di “As tears go by”? Ecco, forse è meglio non dire niente... “Under my thumb” è di una povertà armonica insuperata...insomma, cos’altro vi devo dire? Se siete in vena di regali natalizi originali questo lasciatelo dove sta che è meglio così...for cowboys only.

ps. ehi, corre voce che ne abbiano fatto uno anche sui Led Zeppelin. Non voglio sapere altro...


(Luca Bernini)
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