«OUR POINT OF DEPARTURE - HiM (US)» la recensione di Rockol

HiM (US) - OUR POINT OF DEPARTURE - la recensione

Recensione del 12 dic 2000

La recensione

Chissà se lo scioglimento dei June of 44 significherà anche un maggiore impegno di Doug Scharin a nome HiM. Di sicuro, questo album richiamerà l’attenzione di molti fan della band ormai dissolta per un motivo molto semplice: oltre a Scharin, ci sono anche Fred Erskine e Sean Meadows. Quindi, tre quarti dei June of 44, insieme a Carlo Cennamo al sax e al percussionista Jon Theodore, già con i Royal Trux. Il che non significa che “Our point of departure” intenda riprendere il discorso interrotto dallo scioglimento del gruppo americano. Scharin ha cominciato il progetto HiM per battere strade diverse e anche questo album non fa eccezione. Non c’è niente che faccia pensare al rock, semmai la destinazione finale sembra essere il jazz. Solo che la strada per arrivarci non passa attraverso la tradizione del genere, quanto dalla musica etnica e dal dub. Le trame ritmiche incessanti di Scharin e Theodore, che costituiscono la spina dorsale dei sei brani, rimandano alla world music più di ogni altra cosa, mentre gli interventi fiatistici spingono verso il jazz. L’equilibrismo fra generi diversi funziona, probabilmente perché ognuno dei partecipanti all’impresa è padrone delle proprie conoscenze musicali ed è perfettamente in grado di metterle al servizio di un lavoro comune, come spiega anche Cennamo nelle sue note introduttive. Difficile dare una definizione soddisfacente di questa musica, che non risulterà nemmeno troppo facile da ascoltare, almeno per chi non è abituato alle sperimentazioni della scena indipendente di Chicago (espressione riduttiva, ma utile per riassumere un calderone altrimenti bollato con l'etichetta di “post-rock”, generalmente odiata dagli stessi presunti post-rockers). Quello che importa, comunque, è che ci si trova di fronte a un album interessante, una sorta di ipotesi su una musica possibile, dai confini non ancora ben tracciati, e quindi ancora capace di sorprendere.

(Paolo Giovanazzi)
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