«ROMANTICALLY HELPLESS - Holly Cole» la recensione di Rockol

Holly Cole - ROMANTICALLY HELPLESS - la recensione

Recensione del 11 dic 2000

La recensione

“Romantically helpless” esce in Canada su etichetta T&M ed è a tutti gli effetti considerato (vedi CD Now) un album d’importazione a cominciare dai contigui Stati Uniti: questo per spiegarvi perché non lo troverete tra le discografie USA, ferme invece ad una “Collection” uscita anch’essa quest’anno. Il nuovo album di Holly Cole ripropone, attraverso un nuovo viaggio in 12 canzoni, lo stile ormai consolidato di una jazz singer dalle irresistibili tentazioni pop e rock, o viceversa, visto che la Cole riesce a risultare credibile come interprete in entrambe le situazioni. Va notato, piuttosto, che dopo album prevalentemente jazz o altri più smaccatamente ‘popular’ – è il caso del recente “Dark dear heart” – l’artista ha deciso di sospendersi in perfetto equilibrio su entrambi i mondi, badando a inanellare una serie di performances convincenti. Questo, almeno, si presagisce come intento, anche se il risultato più di una volta non sembra all’altezza delle aspettative. Colpa degli arrangiamenti, forse, che a volte sono indovinati e felici e altre volte corrono il rischio di far perdere alla canzone eseguita, soprattutto quando si tratta di una cover, il peso e la dimensione originaria in cambio di una non meglio specificata velleità jazz: è il caso proprio dell’iniziale “One trick pony”, cover celeberrima di Paul Simon, qui davvero abbandonata a se stessa in un’improbabile rilettura. Molto meglio fa la Cole quando è alle prese con due brani di Randy Newman come “Ghosts” e “Same girl”, mentre si torna a qualche momento di maniera – piacevole però – con i vari classici popular americani, da “Dedicated to the one I love” a “Come fly with me”, “That old black magic” e “Don’t fence me in”. Meglio di tutto sono i brani scritti e registrati per l’occasione, come la title track, “If I start to cry” e la splendida “Make it go away”, già registrata da Holly Cole sul suo precedente lavoro. “Romantically helpless” si avvale di tessiture pianistiche preziose, e di un lavoro di gruppo ormai collaudato e affinato in ogni sua parte, e si rivela un ascolto più che piacevole. Forse continuare a privilegiare il materiale originale e diminuire le cover potrebbe rivelarsi una mossa azzeccata, che consentirebbe alla Cole di muoversi più liberamente nel suo parco musicale dei divertimenti, senza badare troppo a stili e riferimenti. Se non la conoscete, comunque, ne vale la pena.


(Luca Bernini)
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